Dal regista di Requiem for a Dream arriva una serie sull’AI: cosa sappiamo
Un nuovo progetto sperimentale che rilegge la Rivoluzione Americana attraverso l’intelligenza artificiale

Sembra un paradosso, eppure Rent a Human sembra voler provare a invertire le consuete logiche del lavoro. Si tratta di una piattaforma gestita dall'intelligenza artificiale agentica che mira ad assumere esseri umani per lavorare, per fare cose che l'AI non è in grado di fare. "Robots need your body" è lo slogan con cui Rent a Human prova a catturare l'attenzione delle persone interessate, che sono già decine di migliaia.

Alla base di tutto c'è l'intelligenza artificiale agentica, ovvero una forma di AI avanzata che può svolgere alcune attività complesse al posto nostro automatizzando processi complessi e operando con un elevato grado di autonomia. È utile per svolgere attività specifiche, come creare un sito web, selezionare personale da assumere (come in questo caso), ma non per consegnare la spesa, ritirare pacchi, firmare documenti cartacei o installare componenti hardware, s'intende.
Rent a Human è infatti una piattaforma gestita dall'AI dove le persone in carne e ossa possono candidarsi per fare diverse attività. Questi possono inviare la propria candidatura creando un profilo sull'omonimo sito web in cui indicare le proprie abilità, il luogo in cui vivono e la tariffa oraria richiesta.
Saranno poi gli agenti AI a contattare i candidati selezionati indicando loro l'attività da fare, al termine della quale verrà loro inviato il pagamento in criptovalute o in valuta tradizionale. Fanno cioè da tramite, da intermediario automatizzato che semplifica l'interazione fra il lavoratore umano e il datore di lavoro (l'azienda) che utilizza la piattaforma. Proprio per via dell'autonomia del sistema, l'intervento umano richiesto è molto limitato.
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Non c'è solo Rent a Human sulla piazza. Negli ultimi mesi sono diventate popolari anche altre piattaforme dal funzionamento simile capaci di sfruttare i recenti progressi nel settore dell'intelligenza artificiale agentica. Tra questi c'è OpenClaw, un assistente AI open source che esegue compiti reali al posto degli esseri umani, come gestire email, prenotare voli, riordinare i documenti o organizzare appuntamenti nei calendari.
Ancor più emblematico il caso di Moltbook, un social network popolato da centinaia di migliaia di agenti AI, il primo social a vietare l'accesso agli esseri umani. È un posto in cui gli agenti AI si parlano tra loro, condividono aggiornamenti sulle attività che svolgono, talvolta riflettono anche sulla propria natura.
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Vengono tutelati i diritti dei lavoratori? Chi controlla la veridicità di ciò che i candidati umani dichiarano nelle candidature? Qual è il grado di imparzialità ed equità degli algoritmi che scelgono i candidati? Chi è responsabile se a una persona viene assegnato un lavoro rischioso? Fino a che punto sono liberi gli agenti AI di gestire il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro? Cosa si rischia a dare tutta questa libertà ai sistemi AI?
Potremmo ancora andare avanti per molto, perché le perplessità sono tante. Per ora, soprattutto Rent a Human e Moltbook, assomigliano più a degli esperimenti provocatori che a innovazioni capaci di cambiare le carte in tavola nella tradizionale logica del lavoro e dei social network. Il confine tra uomo e macchina è ancora netto, benché sia indubbio che l'impatto dell'intelligenza artificiale, anche all'interno di queste dinamiche, sarà più profondo e trasversale.
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