Paradise Cafè FW™, l'intervista alla fondatrice Irene Pinasco
In provincia di Genova uno dei primi alcohol-free bar della Penisola

Perché si parla tanto del vino dealcolato? In Italia - ma non solo - il vino è qualcosa di sacro. Fin dai tempi antichi ha accompagnato la storia dell'uomo. Al giorno d'oggi rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese, visto che l'Italia che è uno dei maggiori esportatori - e consumatori - al mondo. Del resto quando andiamo al ristorante, durante un pranzo o una cena organizzata a casa o più semplicemente in un aperitivo, una bottiglia o un calice di buon vino non può mancare. Di recente però è in aumento la richiesta di vino dealcolato.
Da settore di nicchia ora sta diventando uno degli argomenti principali e discussi del settore. Il sentore è che non si tratterebbe di una moda passeggera, ma di una tendenza ben precisa. Un po' come per la birra, anche nel vino adesso starebbe emergendo un modo differente per approcciarsi al bere. Non a caso nel 2026 la produzione di vino dealcolato sarebbe in aumento del 90% in Italia. Un dato che evidenzia la sempre maggiore attenzione da parte dei vari produttori, anche nel Belpaese. Ma nello specifico cos'è il vino dealcolato? Come si produce? Quali sono i vini migliori senza alcol da assaggiare? Cerchiamo allora di rispondere a tutte queste domande.
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La prima domanda è molto semplice: cos'è il vino dealcolato? Per prima cosa occorre specificare che si tratta di un vino a tutti gli effetti che ha completato il normale processo di fermentazione. L'unica differenza è che dopo la fermentazione viene privato dell'alcol attraverso tecniche specifiche. Non si tratta di conseguenza di una bevanda aromatizzata o di un succo d'uva, ma di un vero e proprio vino.
Stando a una direttiva europea del 2021, il vino dealcolato deve avere un tasso di alcol non superiore allo 0,5% vol. Sono prodotti e si trovano in commercio però anche dei vini parzialmente dealcolizzati. Questo vino ha un tasso alcolometrico compreso tra valori intermedi e, in Italia, può essere chiamato solo quando si superano i 9 gradi. In teoria quello senza - o con poco - alcol da noi non potrebbe essere chiamato "vino", visto che comunque cambia anche la struttura e il profilo sensoriale del prodotto.
Vediamo adesso come si produce il vino dealcolato. Come detto in precedenza si seguono gli stessi principi del vino normale, però fino alla fermentazione. Arrivato a questo punto avviene la fase di dealcolazione, ovvero il momento in cui viene tolto l'etanolo dal vino. C'è da premettere che questa fase richiede impianti tecnologici avanzati che hanno anche un costo significativo. Sono tre le tecniche ammesse per togliere l'etanolo dal vino: l'evaporazione sottovuoto, l'osmosi inversa e la distillazione. A prescindere dalla modalità, la cosa più complessa è cercare di preservare aromi, profumi e struttura del vino originale dopo aver tolto l'alcol.
A livello globale la produzione di vino dealcolato è nata in Germania, sviluppandosi poi soprattutto negli Stati Uniti. Considerando solo Regno Unito, Germania e Stati Uniti, i vini analcolici oppure a bassa gradazione hanno generato un mercato annuale di poco superiore a 1,2 miliardi di euro, con circa 160 milioni di bottiglie vendute. E l'Italia? Anche a causa di buchi normativi nel nostro Paese i produttori sono partiti in ritardo, ma stanno recuperando terreno rapidamente soprattutto in Veneto. La produzione però principalmente viene esportata, visto che da noi sono pochi i ristoranti a proporre ai clienti del vino dealcolizzato.

Il panorama in Italia dei vini dealcolati ancora è giovane. Vista la complessa tecnica di produzione, i prodotti migliori poi hanno dei costi importanti. Ci sono comunque delle cantine che si stanno facendo notare anche in questo settore:
Per quanto riguarda le tipologie, stando ai numeri delle vendite - ripetiamo, soprattutto all'estero - la categoria che va per la maggiore è quella degli spumanti zero alcol, con i prodotti italiani che sono in grande ascesa.
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