Riti arborei lucani, cosa sono e quando si svolgono
Nei borghi della Basilicata, alberi e comunità si uniscono in rituali antichi. Scopriamo insieme quali sono e in cosa consistono

Quali sono i presidi Slow Food della Basilicata? Una domanda più che attuale visto che stiamo parlando di una regione dalla grande tradizione enogastronomica. I presidi Slow Food nascono con l'omonima Fondazione che ha visto la luce nel 2003 a Firenze con lo scopo di tutelare la biodiversità alimentare in tutto il mondo. In Italia tutto questo si traduce in progetti che tutelano piccole produzioni tradizionali che sono a rischio di scomparire.
Ogni presidio così nasce per salvare una razza animale, una varietà di ortaggio o frutta, un formaggio, un salume o una tecnica di lavorazione che - altrimenti - rischierebbe di andare persa per sempre. Al tempo stesso agricoltori, allevatori e artigiani devono lavorare secondo regole precise - chiamate disciplinari - per poter far parte del progetto. Oltre che una tutela, si tratta anche di una sorta di marchio di qualità che aiuta l'economia dei territori coinvolti. In questo scenario sono diversi i presidi Slow Food in Basilicata tra formaggi, salumi, legumi e frutta antica. Andiamo alla scoperta allora di queste eccellenze enogastronomiche della Basilicata che sono tutelate dalla Fondazione.
Leggi anche: Perché il cibo è il nuovo motivo per cui viaggiare, il boom del turismo enogastronomico
Ma bando alle ciance, vediamo nel dettaglio quali sono gli 8 presidi Slow Food della Basilicata, con un focus particolare anche sulla zona di cui sono tipici. Un autentico viaggio nei sapori antichi di una regione che, oltre alle bellezze paesaggistiche, storiche e monumentali, può vantare anche uno straordinario patrimonio enogastronomico.

È un formaggio a pasta filata prodotto con il latte delle vacche di razza podolica allevate allo stato brado o semibrado. Gli animali si nutrono di erbe selvatiche e praticano ancora la transumanza dall'Appennino lucano fino alle Murge. Il presidio coinvolge i comuni dell'Appennino Lucano e della collina Materana tra le province di Potenza e Matera.
Questo presidio Slow Food della Basilicata è una salsiccia povera fatta con i tagli meno nobili del maiale, impastati con peperone dolce o piccante di Senise, finocchio selvatico, aglio e sale. Si produce da novembre a marzo nei boschi del Parco di Gallipoli Cognato. L'area di produzione comprende i comuni di Accettura, Aliano, Calciano, Cirigliano, Garaguso, Gorgoglione, Oliveto Lucano, Stigliano e Tricarico, tutti in provincia di Matera.
Nasce dalla cultivar Majatica, l'unica ammessa per questa lavorazione. Si tratta di una varietà di olivo autoctona della Basilicata. Le olive vengono scottate, salate a secco e poi cotte in forno a circa 50 gradi. La raccolta avviene da novembre a gennaio. La zona di produzione coinvolge Accettura, Aliano, Cirigliano, Ferrandina, Gorgoglione, Salandra, San Mauro Forte e Stigliano, sempre nel materano.
È una farina antica composta da grano tenero Carosella o Senatore Cappelli, mescolato con orzo, ceci e fave. Serve a preparare i rascatielli, ovvero una pasta condita con una salsa di pomodoro chiamata scind scind. È tipico dei comuni di Chiaromonte, Teana, Fardella e Calvera, nella valle del Serrapotamo e all'interno del Parco Nazionale del Pollino.
Si ricava dalla coscia di suini allevati nella zona. Stagiona da 12 a 22 mesi grazie al microclima particolare di Marsicovetere, un comune a 1.000 metri di altitudine nel Parco dell'Appennino Lucano Val d'Agri-Lagonegrese. Il sapore di questo prosciutto è dolce e delicato, con un profumo persistente.

Il fagiolo poverello bianco ha semi grandi e bianchi - senza screziature - e cuoce facilmente. Si semina a giugno e si raccoglie tra ottobre e novembre. Questo presidio Slow Food della Basilicata è coltivato nei comuni del Parco del Pollino, soprattutto nella zona di Rotonda.
È una pera piccola, dal profumo delicato e ideale da mangiare fresca o da trasformare in marmellate e sciroppati. Si raccoglie a partire dal mese di luglio. Cresce nei comuni di Nova Siri, Rotondella, Valsinni, San Giorgio Lucano, Tursi e Colobraro.
Quest'altro fagiolo, invece, ha un seme beige con screziature rosse. Proprio a questa sua caratteristica deve il nome. Fu introdotto dagli spagnoli di ritorno dalle Americhe, ma si è adattato perfettamente al clima fresco del Pantano di Pignola. Oltre al comune di Pignola, la zona di produzione comprende anche alcune zone di Abriola, una località sopra i 600 metri di altitudine in provincia di Potenza.
Vuoi di più? Estendi il tuo mondo digitale con la nostra app – scaricala subito!