Non è affatto un’esclusiva d’agosto. Le notti di San Lorenzo, con le Perseidi protagoniste e mezza Italia distesa sulla sabbia, hanno finito per monopolizzare l’immaginario dei desideri, ma l’autunno – più freddo, certo, e decisamente meno affollato – custodisce un calendario di tutto rispetto. Le stelle cadenti di novembre portano i nomi delle costellazioni da cui sembrano scaturire, il Toro e il Leone, e quest’anno possono contare su un alleato prezioso: una Luna che, nelle date che contano, si fa da parte quasi del tutto. Nessuna pioggia di fuoco, sia chiaro (le tempeste di meteore appartengono ad altre annate e, con ogni probabilità, ad altri decenni). Piuttosto un appuntamento discreto, da guadagnarsi con una coperta, un orizzonte libero e un po’ di pazienza. Ecco quando alzare gli occhi e dove andare a cercare il buio.
Stelle cadenti di novembre 2026: il calendario degli sciami

Le Tauridi, lente e luminose
Gli sciami delle Tauridi sono due, figli dello stesso progenitore – la cometa 2P/Encke, che compie un giro attorno al Sole in poco più di tre anni – e si passano il testimone per buona parte dell’autunno. Le Tauridi del Sud, secondo il calendario 2026 dell’International Meteor Organization, sono attive dal 20 settembre al 20 novembre e hanno toccato il massimo il 5 novembre, con una frequenza teorica fra 5 e 10 meteore l’ora; le Tauridi del Nord, in scena dal 20 ottobre al 10 dicembre, raggiungono il picco il 12 novembre, con circa 5 meteore l’ora. Numeri modesti, va detto.
Eppure le Tauridi hanno un talento tutto loro: entrano in atmosfera senza fretta, almeno per gli standard delle meteore, e di tanto in tanto si concedono un bolide, una scia lenta e brillante che lascia a bocca aperta anche lo spettatore più distratto. L’IMO, peraltro, avverte che i due massimi non sono picchi netti ma una sorta di altopiano lungo una decina di giorni. Ed è qui che entra in gioco la Luna nuova del 9 novembre: le notti comprese fra il 5 e il 12 sono le più buie del mese, proprio a cavallo dei due massimi, e il fine settimana di sabato 7 e domenica 8 cade nel momento giusto. Per un confronto con l’anno scorso, resta utile la nostra guida ai principali eventi astronomici del cielo di novembre 2025.
Leonidi 2026, veloci ma senza tempesta
Hanno fatto la storia dell’astronomia, le Leonidi. Nella notte fra il 12 e il 13 novembre del 1833 il cielo del Nord America si accese di decine di migliaia di meteore, uno spettacolo tale da dare impulso allo studio scientifico degli sciami; altre tempeste memorabili si ripeterono nel 1966 e, in tono minore, a cavallo del Duemila. A seminare la scia è la cometa 55P/Tempel-Tuttle, che torna nei pressi del Sole ogni 33 anni circa.
Il 2026, però, non è un’annata da record. Il calendario dell’IMO colloca l’attività fra il 6 e il 30 novembre e prevede il massimo nella notte fra il 17 e il 18, con una frequenza teorica di circa 15 meteore l’ora e nessun evento eccezionale all’orizzonte. Un valore, quest’ultimo, che presuppone condizioni ideali – radiante allo zenit, cielo perfettamente limpido e buio – e che a occhio nudo si traduce in un numero ben più contenuto di scie. In compenso, le Leonidi sono tra le meteore più veloci in assoluto: oltre 70 chilometri al secondo, con tracce rapide che talvolta indugiano in cielo per qualche istante.
Quale notte scegliere e a che ora
Che il calendario degli sciami delle stelle cadenti di novembre vada letto insieme a quello lunare, ogni astrofilo lo sa bene. Per le Leonidi la notte da cerchiare è quella fra martedì 17 e mercoledì 18 novembre, senza inseguire un minuto preciso. Il Primo Quarto cade alle 12:48 del 17, come ricorda 3BMeteo, e la mezza Luna rischiara la prima parte della notte finché non tramonta, più o meno intorno alla mezzanotte. Poi il cielo si fa scuro. Nel frattempo il radiante, nella costellazione del Leone, sorge a est in tarda serata e guadagna quota con il passare delle ore: il momento migliore è dunque la seconda metà della notte, fino alle prime luci dell’alba. Con le Tauridi, invece, non serve puntare la sveglia, perché il Toro resta sopra l’orizzonte quasi tutta la notte; bastano qualche ora di buio e un cielo sgombro da nuvole.
Qualche accorgimento, poi, fa la differenza. Lasciate a casa telescopi e binocoli: le meteore si guardano a occhio nudo, con lo sguardo largo e il collo comodo. Concedete agli occhi una ventina di minuti per abituarsi all’oscurità e resistete alla tentazione dello smartphone, che con una sola occhiata allo schermo azzera l’adattamento. Una sdraio, un sacco a pelo o una coperta pesante e un thermos di tè caldo fanno il resto – a novembre, in montagna, la colonnina scende facilmente sotto lo zero.
Dove vedere le stelle cadenti in Italia

Lignan, il parco delle stelle della Valle d’Aosta
Prati d’alta quota, boschi di conifere e un cielo nel quale, nelle notti limpide, la Via Lattea si legge senza sforzo: a Lignan, frazione di Nus nel vallone di Saint-Barthélemy, in Valle d’Aosta, il buio è un bene da tutelare. Nel 2020, come racconta Media INAF, la località è stata la prima in Italia a ricevere la certificazione di Starlight Stellar Park, il marchio della Fondazione Starlight nato in seno all’Istituto di Astrofisica delle Canarie e riconosciuto dall’UNESCO nell’ambito della Starlight Initiative. Merito anche di un’illuminazione pubblica ripensata, con lampioni che limitano la dispersione della luce verso l’alto.
Qui hanno sede l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, gestito dalla Fondazione Clément Fillietroz, e il Planetario di Lignan, con un sistema di proiezione digitale a tutta cupola. Un indirizzo, insomma, pensato per chi il cielo lo vuole guardare sul serio. Prima di partire conviene consultare il calendario delle attività dell’Osservatorio e mettere in conto strade di montagna, con le temperature (e le possibili gelate) di fine autunno.
Gli osservatori INAF, per guardare con gli esperti
Non tutti, però, hanno un vallone alpino a portata di weekend con il quale dedicarsi alla caccia delle stelle cadenti di novembre. Ecco perché tornano utili le sedi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica che aprono le porte al pubblico: dalla stazione astronomica di Loiano, sull’Appennino bolognese, all’Osservatorio di Capodimonte, affacciato su Napoli, passando per Arcetri, sulle colline di Firenze, Teramo, Pino Torinese, Asiago e Basovizza, sul Carso triestino. L’elenco completo è su Media INAF. Non sono luoghi di cielo buio – alcuni, anzi, si trovano a due passi dalle luci di una città –, ma offrono qualcosa che nessun prato isolato può dare: astronomi e divulgatori pronti a spiegare che cosa si sta guardando. Ogni sede segue un proprio calendario di visite, spesso con posti limitati e prenotazione obbligatoria.
Il Planetarium Alto Adige, per cominciare al chiuso
Per chi preferisce partire dalle basi, magari con i bambini, c’è il Planetarium Alto Adige, a San Valentino in Campo, nel comune di Cornedo all’Isarco, in Val d’Ega. Giovedì 12 e giovedì 19 novembre, alle 18:30, sotto la cupola va in scena Il cielo sopra l’Alto Adige: si impara a orientarsi con la Stella Polare e a riconoscere costellazioni e pianeti visibili in questo periodo. Il biglietto costa 7 euro per gli adulti e 14 euro per le famiglie, con prenotazione online sul sito di Natura Museum. Nessuna meteora, ovviamente: è un cielo proiettato, al chiuso. Ma è il modo migliore per uscire all’aperto sapendo già dove guardare.
Insomma, a novembre i desideri non piovono dal cielo: bisogna andarseli a prendere, possibilmente dopo mezzanotte e con i guanti.
Scritto da Morgana Fois
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