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Cos'è la Basilicata arbëreshe? Con quest'espressione si indicano cinque piccoli comuni lucani dove - ancora oggi - gli abitanti parlano l'arbëreshe, ovvero un'antica variante della lingua albanese. Non si tratta di un semplice dialetto, ma di una vera e propria minoranza etnico-linguistica riconosciuta, che da oltre cinque secoli conserva lingua, religione e tradizioni dei propri antenati. In verità in passato gli insediamenti in regione erano molti di più (oltre cinquanta per la precisione), ma oggi sono questi i cinque paesi della Basilicata arbëreshe: Barile, Maschito, Ginestra, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese. La storia della Basilicata arbëreshe affonda le proprie radici nel XV e nel XVI secolo.
In quel periodo, infatti, si è assistito a una vera e propria migrazione di un gran numero di albanesi in fuga dall'avanzata degli ottomani. Molte zone della Basilicata in quel tempo si erano spopolate, così a migliaia di albanesi fu permesso di fondare villaggi che ancora oggi custodiscono l'eredità arbëreshë. Questo patrimonio identitario è sopravvissuto nei secoli e, ancora oggi, in questi cinque paesi lucani, tutti in provincia di Potenza, ci sono progetti di tutela linguistica, corsi di arbëreshë e manifestazioni culturali dedicate, il tutto per cercare di portare avanti le antiche tradizioni. Andiamo allora alla scoperta dei cinque paesi della Basilicata arbëreshe.
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Tra i cinque borghi della Basilicata arbëreshe, solo due - San Paolo Albanese e San Costantino Albanese - hanno mantenuto il rito bizantino. Anche nelle altre tre comunità però sono tangibili i retaggi della lingua e della cultura. Vediamo allora la storia di questi cinque paesi, cosa vedere e quali sono le varie tradizioni portate avanti ancora al giorno d'oggi.

Il paese, il cui nome in arbëreshe è Barilli, nasce dalle prime ondate migratorie già alla fine del '400. Passeggiando tra i vicoli del centro storico si può ammirare la Fontana dello Steccato, il Santuario della Madonna di Costantinopoli e le suggestive cantine scavate nella roccia. Tra gli eventi da non perdere ci sono la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo - tra le più antiche della Basilicata - e la festa patronale di Santa Maria di Costantinopoli celebrata il martedì dopo Pentecoste.
Anche Maschito nasce dall'insediamento albanese nel Vulture-Melfese e condivide con Barile e Ginestra la stessa matrice culturale. Qui c'è da visitare il centro storico e le numerose chiese del paese. Tra gli appuntamenti più sentiti, invece, spiccano la Festa della Madonna di Costantinopoli e quella patronale di San Nicola. Ad agosto poi il paese ospita la Rassegna dei costumi tradizionali arbëreshë, un evento che valorizza gli abiti tipici e le usanze locali.
Il borgo è sorto sulle rovine dell'antica Lombardo-Massa e conserva ancora oggi le vie con doppia intitolazione, in italiano e in albanese. Nomi come Skanderbeg o Schipetari così raccontano da soli l'identità del paese. Qui infatti l'atmosfera che si respira è quella della tradizione. Il paese è noto anche per la sua tradizione salumiera con salsiccia, soppressata e capocollo tra i prodotti tipici da assaggiare.

Situato nel Parco Nazionale del Pollino, questo borgo nasce dall'insediamento di profughi provenienti nel 1543 dall'Albania e dalla Morea. Il paese si affaccia sulla valle del fiume Sarmento, proprio di fronte a San Paolo Albanese. Qui la comunità mantiene viva la lingua arbëreshe, il costume tradizionale e - come detto in precedenza - le celebrazioni religiose in rito bizantino-greco che restano tra i momenti identitari più importanti dell'anno.
È il comune più piccolo della Basilicata, ma anche quello considerato la memoria storica della presenza arbëreshe nella regione. Fondato nel 1534 da esuli provenienti da Corone, conserva ancora oggi lingua, costumi e tradizioni degli antenati. Tra i luoghi da visitare ci sono la chiesa madre dell'Esaltazione della Croce e la chiesa di San Rocco che custodisce affreschi e icone bizantine. Il 16 agosto - in onore del santo patrono - si svolgono i festeggiamenti con il tradizionale trasporto delle "grenje", fasci di rami intrecciati portati in processione.
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