Montagne di carta, la rassegna letteraria del Gran Sasso
Un ciclo di incontri dedicati ai libri e alla cultura della montagna, a 2.443 metri di altezza

Curiosi, affascinanti, utili (e molto fotografati) gli ometti di pietra sono diventati un problema per alcuni sentieri. Soprattutto quelli più turistici e frequentati, si sono riempiti di queste torri di pietre che per millenni sono state fondamentali per orientarsi in montagna. Delle guide silenziose che, ultimamente, si sono moltiplicate per via del loro ruolo di comparse per i contenuti social, perdendo l’utilità originaria e, talvolta, creando confusione. Diventando un elemento disorientante.

Al posto dei segnavia colorati dei club alpini e degli enti che si occupano di parchi, riserve e altre zone montane e collinari, un tempo c’erano loro a indicare la via. Gli omini di pietra, anche noti come omini, uomini di pietra per la loro forma talvolta vagamente antropomorfa. I sassi impilati, sovrapposti l’uno sull’altro sono una delle più antiche testimonianze della presenza umana nella natura, in particolare nelle montagne.
Usati sin dal Neolitico come modo per segnare in maniera efficace i percorsi da seguire per passare da una valle all’altra, sono un punto di riferimento chiaro per orientarsi. In alcuni casi anche un elemento parte di culti pagani e folkloristici. La loro presenza non è relegata alle sole Alpi o ai nostri Appennini. Ma è attestata in varie parti del mondo: dal Tibet al Circolo polare artico fino alla Mongolia e alla Svezia.
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La loro funzione di punto di riferimento e segnavia è utile ancora oggi. Con lo sviluppo della rete sentieristica moderna, enti come il Club Alpino Italiano (CAI) ha utilizzato gli ometti di pietra a integrazione della segnaletica caratteristica (in bianco e rosso) dipinta su alberi e rocce.
Soprattutto in alta quota, dove le intemperie, il ghiaccio e la neve tendono a rovinare più velocemente i segni bianchi e rossi, gli omini sono un’alternativa utile e utilizzata per aiutare le persone a orientarsi. Un’alternativa presente anche nei documenti tecnici sulla manutenzione dei sentieri e molto comune, fin troppo ormai.
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Per conservare la loro funzione di guida, devono essere ben distinguibili e separati uno fra l’altro lungo il percorso. Eppure in alcune zone di montagna molto turistiche se ne vedono troppi. Complice il turismo di montagna sempre più in voga, gli omini di pietra sono diventati “un fenomeno di massa come le monetine lanciate nella fontana di Trevi”, ha detto il presidente del CAI Alto Adige, Carlo Alberto Zanella.
È infatti frequente che alcune persone impilino delle pietre per rendere più suggestiva e particolare una foto da pubblicare sui social. Lasciandole poi così. E tale proliferazione degli omini di pietre sta rendendo difficile distinguere quelli che indicano il percorso, costruiti da chi fa manutenzione dei sentieri, da quelli improvvisati.
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Nonostante possa sembrare un gesto innocuo, può essere causa di svariati problemi. Sia di orientamento in caso di scarsa visibilità, sia di caduta di sassi lungo i sentieri più ripidi ed esposti, che potrebbero colpire le persone nelle vicinanze. Da non sottovalutare anche le conseguenze sull’alterazione degli ecosistemi montani. Perché sotto ai sassi vivono insetti, rettili e altre specie animali che li utilizzano per proteggersi e per sopravvivere al caldo, al gelo e alle intemperie. Oltre che per nascondersi dai predatori.
Dunque, l’invito del CAI (e nostro) è di non lasciare traccia del proprio passaggio, che siano rifiuti, bucce o omini di pietra.
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