Quando si paga il soccorso in montagna? Le nuove regole
Richieste di aiuto ingiustificate e dolo al centro della nuova normativa: ecco che cosa è cambiato

Soprattutto d'estate, il rischio di incappare in un temporale in montagna è molto alto. Il caldo afoso nelle valli e lo sviluppo, talvolta anche repentino, di nubi e cumulonembi sono fenomeni a cui prestare molta attenzione, soprattutto perché frequenti, spesso imprevisti e in alcuni casi pericolosi. Pertanto, è bene sapere come comportarsi in questi casi e cosa fare per minimizzare i rischi, sia legati ai fulmini che alla pioggia. Di seguito, riportiamo i consigli del Soccorso Alpino e altre informazioni utili al riguardo.

Sono tipici della stagione calda, indicativamente da giugno a settembre. In questo periodo, specialmente nelle ore pomeridiane, si sviluppano abbastanza frequentemente temporali in montagna. Sono fenomeni meteorologici che espongono escursionisti e alpinisti a fulmini e scrosci d'acqua spesso improvvisi e pertanto pericolosi.
Controllare le previsioni meteorologiche è fondamentale, ma talvolta può non bastare. Perché in molti casi sono fenomeni estremamente localizzati; è difficile prevedere nello specifico dove e quando si verificheranno. Osservare gli annuvolamenti e l'eventuale formazione di cumulonembi (nuvole a sviluppo verticale originate dall'aria calda e umida che sale, formazioni da cui hanno origine rapidi temporali) è altrettanto importante.
Così come è cruciale misurare l'intervallo di tempo fra il lampo/fulmine e il tuono: 3 secondi corrispondono a un chilometro di distanza. Da ricordare anche che, se in pianura o in presenza di spazi aperti il tuono può essere udito fino a 20 chilometri di distanza, in ambiente montano l'udibilità è limitata dalle montagne stesse.
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Nel caso in cui un temporale in montagna ci sorprenda, cosa fare per minimizzare i rischi? Posto che i fulmini tendono a colpire oggetti alti e appuntiti come vette di montagne e alberi che svettano rispetto all'ambiente circostante, anche i corpi umani possono attrarre le scariche elettriche. Per questo, è fondamentale evitare percorsi esposti come vette, creste, guglie e pinnacoli, scendendo il più possibile di quota. Per lo stesso motivo, è importante rimanere lontani da alberi isolati.
Ripararsi nei boschi può essere una buona idea ma, anche qui, è bene evitare gli alberi ad alto fusto. Considerando quanto detto, è utile accovacciarsi a piedi uniti, evitando, se possibile, il contatto con il suolo e rimanendo lontani dalle radici degli alberi più alti. In generale, non svettare rispetto all'ambiente circostante e non avvicinarsi a oggetti alti e appuntiti sono le precauzioni più importanti da tenere in considerazione per evitare di attirare fulmini.
A causa dell'elevata conducibilità dei cavi e scale metalliche a cui ci assicuriamo durante le vie ferrate, è cruciale starne alla larga. E no, l'attrezzatura metallica personale come piccozze o bastoncini, come pure smartphone, smartwatch, GPS e altri dispositivi elettronici con campo magnetico non attirano fulmini. È pertanto inutile liberarsene, come spesso erroneamente suggerito.
È invece importante stare alla larga dalle pareti e dai canali per il rischio di frane e percolazione d'acqua, acqua che potrebbe in pochi minuti crescere di volume e rendere anche ruscelli e torrenti molto pericolosi. Trovare rifugio in una cavità di roccia è utile, ma solo se asciutta e al riparo da scariche di sassi o fango.
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Per maggiori informazioni, c'è la guida del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico dedicato ai temporali in montagna accessibile al seguente indirizzo: www.sasc.it/prevenzione-in-montagna/temporali-in-montagna.html. Vi suggeriamo inoltre di ascoltare la puntata A prova di fulmine. Dove parliamo di clima, con Stefano Trinchi del podcast del Dipartimento Protezione Civile, gratuito e disponibile su Spotify.