Scalea, Cosenza
Scalea, Cosenza - Stalon/Shutterstock

Turismo nei borghi in crescita, l'alternativa all'overtourism nell'estate 2026

Soggiorni più lunghi e maggiore spesa sul territorio, con Basilicata e Molise alla riscossa. I dettagli
A cura di Pietro Paolucci
Articolo pubblicato il:
13 Luglio 2026

Oltre al mare, ai laghi e alla montagna, il turismo nei borghi sta diventando un'opzione sempre più comune fra i viaggiatori, italiani e non. Lo conferma una recente indagine di Ruralis, secondo cui sono aumentate (di molto) sia la spesa che la permanenza dei viaggiatori nei borghi italiani. Complici, fra le altre cose, la ricerca di ritmi più distesi e di tranquillità, da un lato, e il maggior numero di iniziative volte alla valorizzazione dei piccoli comuni e aree interne, dall'altro, territori che si propongono come valide alternative alle grandi città e alle destinazioni afflitte dall'overtourism.

Turismo nei borghi in ascesa

Turismo nei borghi - Castel del Monte in Abruzzo
Castel del Monte, in Abruzzo. Shutterstock/Roberto Palmese

Ruralis è la start-up del settore immobiliare e turistico che, in collaborazione con il Centro di Ricerca Divulgativo della Rome Business School, ha realizzato un'analisi condotta su un campione di oltre 7.300 prenotazioni. E dai dati raccolti sono emersi dati incoraggianti per quanto riguarda il turismo nei borghi.

In particolare, si evince che la permanenza media nei piccoli borghi italiani è cresciuta del 46% rispetto agli anni precedenti. Si è passati, infatti, da una media di 2,35 giorni a prenotazione a 3,44 giorni. Di conseguenza, è aumentata anche la spesa media, salita a 469 euro, da 269, per prenotazione, incremento che si traduce in maggiori consumi presso attività commerciali, ristoranti, strutture ricettive e culturali, a tutto vantaggio dell'economia locale.

Si tratta di un fenomeno corroborato in parte anche dai problemi legati all'instabilità geopolitica, ai rincari dei biglietti aerei e alla tendenza a organizzare viaggi più e meno lontani pochi giorni prima di partire. Una spinta alla prossimità che si riflette anche in una progressiva redistribuzione dei flussi turistici dalle grandi città alle destinazioni meno gettonate, complici anche i disagi e le problematiche legate all'overtourism.

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Dove sono i borghi più visitati

Turismo nei borghi - Civita di Bojano
Civita di Bojano, Molise. Shutterstock/Studioanghifoto

Le regioni protagoniste di questa progressiva crescita del turismo nei borghi sono soprattutto quelle del Sud Italia, fra cui Sicilia, Basilicata e Molise, il primo per crescita dell'occupazione nelle strutture dei piccoli centri). Crescono per occupazione e prenotazioni anche i piccoli centri di Abruzzo ed Emilia-Romagna.

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Emblematici a tal proposito i dati sul tasso di occupazione per il mese di agosto a Scalea, comune marittimo in provincia di Cosenza. Ad agosto il tasso di occupazione ha raggiunto il 32% rispetto al 28% della stagione precedente, con anche un mese di luglio che ha registrato un significativo aumento del 22%.

"Oggi chi sceglie un borgo non lo fa per una toccata e fuga", ha sottolineato Nicolas Verderosa, AD di Ruralis. "Resta più giorni, sceglie strutture migliori e lascia valore sul territorio. Mangia nella trattoria del paese, acquista dai produttori locali, frequenta i bar e contribuisce a mantenere vive comunità dove molte case rischierebbero di rimanere vuote". Trasformare questo rinnovato interesse in un'opportunità per i piccoli borghi e per le persone che li abitano è la sfida che privati e amministrazioni di tali territori sono chiamati a perseguire.

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Pietro Paolucci
Pietro Paolucci
Redattore

Nato a Roma, ha studiato Letteratura Musica Spettacolo e Filologia Moderna, lauree da cui s'indovinano alcuni suoi interessi. Gli piacciono anche le montagne, nuotare, la psicologia e lo sport. Da vecchio vorrebbe mettere piede su Marte, o quantomeno scriverne un reportage.

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