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L'ittiturismo è una delle nuove frontiere per quanto riguarda le varie modalità di come passare le proprie vacanze. Se in campagna c'è l'agriturismo, cioè la possibilità di dormire in casolari agricoli e anche di partecipare alla vita agricola, l'ittiturismo è la stessa cosa però, declinata al mare. In parole povere, si tratta di un servizio turistico concesso direttamente dai pescatori che offrono alloggio nelle proprie case. Un modo questo per entrare in totale contatto con chi vive il mare ogni giorno, dormendo in posti suggestivi e mangiando del superlativo pesce fresco.
Si differenzia così dal pescaturismo che si concentra invece sulla pesca, anche se in alcuni casi i pescatori consentono all'ospite di partecipare alle loro uscite di pesca. Questo perché le due attività spesso sono complementari. In Italia l'ittiturismo è disciplinato dalle stesse norme degli agriturismi. Negli ultimi anni così sempre più pescatori - nel Belpaese e nel resto del mondo - hanno deciso di aprire le porte delle proprie case ai turisti. In Italia in particolare diverse località si stanno attrezzando per aprirsi a questa tipologia di turismo che sta intrigando sempre più italiani. Del resto se l'agriturismo ha avuto così tanto successo, perché non dovrebbe essere lo stesso per l'ittiturismo? Ecco allora tutto quello che c'è da sapere su questo nuovo modo di vivere un'esperienza di viaggio.
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Iniziamo allora dal vedere cosa dice la legge. Per praticare l'ittiturismo in Italia il pescatore deve essere un imprenditore ittico appartenente alla pesca professionale oppure all'acquacoltura. L'attività si svolge nella sua abitazione oppure in altre strutture nella sua disponibilità come locali commerciali, depositi di rimessaggio o ambienti aperti come lagune e stagni. Le strutture tipiche dell'ittiturismo comprendono quindi case di pescatori ristrutturate, piccoli agriturismi sul mare e borghi marinari dove i visitatori pernottano.
Oltre a godere della cucina del pesce fresco locale, gli ospiti spesso aiutano il pescatore nelle attività quotidiane come preparare le lenze, riparare le reti o pulire il pescato appena portato a riva. Come detto poi in molti casi c'è un simposio con il pescaturismo, con tanto di uscita in mare per pescare. Per quanto riguarda i costi dell'ittiturismo invece molto dipende dalla tipologia di esperienza scelta: se il solo pernotto è abbastanza economico, per una formula che comprende anche degustazioni, pranzi, cene e uscite in mare, il prezzo naturalmente è più alto.
A questo punto non resta che vedere la cosa più importante: dove fare l'ittiturismo in Italia? Come spiegato in precedenza si tratta di un campo del turismo abbastanza giovane e in forte espansione. In particolare ci sono tre regioni dove questo fenomeno è più diffuso: Puglia, Sardegna e Veneto. Ad esempio in Puglia è possibile vivere l'esperienza a Gallipoli, Porto Cesareo o Taranto, ma anche di recente - restando sempre nell'Adriatico - anche più a Nord lungo la Costa dei Trabocchi ci sono sempre più soluzioni. In Veneto invece a Burano e Caorle diverse cooperative di pescatori hanno saputo trasformare la tradizione marinara in un'offerta turistica strutturata.

Anche fuori dall'Italia è possibile vivere l'esperienza dell'ittiturismo, specie nel Mediterraneo. In Spagna ecco che la Galizia rappresenta una delle aree più attive soprattutto nei porti di Vigo e di Ribeira. In Francia invece la regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra offre anch'essa proposte di pesca-ittiturismo lungo le sue coste. Infine non può mancare la Grecia dov'è possibile vivere giornate autentiche a bordo di piccole imbarcazioni con famiglie di pescatori locali. Insomma, i posti non mancano per chi vuole vivere un'esperienza di mare diversa dai soliti schemi.
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