Biancaneve-gate: tutte le critiche al live action Disney accusato di essere “woke”
La critica e il pubblico non risparmiano colpi al film
C'è un momento sacro nel cinema: il fade to black finale, quell'attimo in cui le luci si riaccendono, il pubblico si stiracchia (molti sono già in piedi, col cappotto in mano, al lato della fila in cui erano seduti) e i titoli di coda iniziano a scorrere. Ma che cosa succede dopo i titoli di coda di un film? Dopo quell’ultima inquadratura? Esiste un aldilà cinematografico? Un purgatorio dei personaggi? Un oltre filmico?
Prendiamo un classico lieto fine da commedia romantica. Lui e lei si baciano sotto la pioggia ("bacio" e "sotto la pioggia"... Come si fa a non pensare a Vivien Leigh & Robert Taylor nel classico Waterloo Bridge, ma non voglio infierire sulle vostre associazioni, qualsiasi bacio sotto la pioggia vi venga in mente andrà bene), la musica cresce, il pubblico femminile è felice, quello maschile, forse, annoiato. Ma poi? Che cosa succede DOPO? I Vivien Leigh e Robert Taylor di turno cercano un taxi (ma quella sera inizia uno sciopero di 24 ore)? Si incamminano verso un'ipotetica casa nella quale vivranno felici e contenti per il resto dei loro giorni?
Nei film d'azione le cose potrebbero andare anche peggio. James Bond, dopo aver distrutto la sua Aston Martin in un inseguimento e aver salvato il mondo dalla Spectre, ancora una volta, dovrà pur rendere conto all'MI6. E allora giù, a capo chino sulla scrivania, a compilare moduli per trovare una qualche giustificazione per aver fatto saltare in aria quell'hotel, barcamenandosi tra i richiami disciplinari per un utilizzo pressoché smodato della carta di credito aziendale (quelle bottiglie di Dom Pérignon mica si pagano da sole). Insomma, anche James Bond, dopo i titoli di coda, potrebbe essere un uomo finito, sopraffatto dalla vita e schiacciato dalle consuetudini.
Anche se il dramma vero è per i personaggi secondari, quelli che vengono lasciati in sospeso senza nemmeno una riga di dialogo finale, condannato a vagare all'infinito in un'esistenza fuori campo.
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Sempre parlando di classici, tra i finali più emblematici della storia del cinema c'è sicuramente quello di Casablanca, la struggente storia d'amore tra l'ex contrabbandiere Bogart e la sua ex fiamma Ilsa/Bergman, costretti a mettere da parte il loro amore per "fare la scelta giusta (giusta per chi, poi, si stanno ancora chiedendo gli spettatori). Il personaggio interpretato da Bogart guarda la sua bella partire con un altro, mentre la nebbia avvolge l’aeroporto di Casablanca. Ma davvero pensiamo che finisca così? Che Rick, dopo aver pronunciato l'ultima frase della sceneggiatura rivolgendosi al capitano francese Renault (Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia) torni al suo bar e viva serenamente? È il bello della settima arte: farci credere che le frasi a effetto abbiano un seguito. Non è mai così.
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La verità è che il cinema è crudele. Ci fa credere in un universo ordinato, dove tutto si conclude in un’ultima battuta perfetta. Ma se davvero potessimo sbirciare oltre quello schermo nero, vedremmo un mondo fatto di dettagli banali. Dopo l’ultima inquadratura c’è solo la cosa più spaventosa di tutte: la vita vera (Aaahhhh!). Niente di epico, drammatico o lontanamente cinematografico.
Ed è meglio così. Perché nessuno vuole sapere davvero che cosa succede dopo i titoli di coda di un film all’eroe che, dopo aver salvato il mondo, finisce imbottigliato nel traffico della tangenziale nell'ora di punta; o ai protagonisti di quella grande storia d’amore il cui rapporto si è sgretolato alla prima discussione su chi debba andare a buttare la spazzatura. Fortunatamente il cinema si ferma un attimo prima che la magia svanisca e che la realtà chieda il conto.
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