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La cultura come medicina dell'anima, spazio di condivisione e presidio di comunità: dall'11 al 13 settembre la Capitale torna ad aprirsi alla grande editoria indipendente con la quindicesima edizione di Liberi sulla Carta. Cornice d'eccezione dell'evento è il Borghetto San Carlo, oasi verde immersa nella zona della Giustiniana (Via Cassia 1420), che si conferma la casa romana di un festival interamente a ingresso gratuito e promosso dall'Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.
Il tema guida di questa edizione, #Tifastarebene, rivendica il valore terapeutico e relazionale della lettura e delle arti performative: tre giorni fitti di appuntamenti che spaziano dalle presentazioni pomeridiane ai reading serali, dai workshop di scrittura della Scuola Omero al Premio Arthè per i racconti brevi, fino agli itinerari enogastronomici e alle passeggiate sul territorio.
A dare forza a questa visione collettiva c'è un parterre ricchissimo di grandi nomi del panorama artistico e intellettuale, tra cui Ascanio Celestini, Syria, Ilaria Gaspari e Stefano Petrocchi.

Tra i protagonisti più attesi spicca la figura di Massimiliano Bruno. Il regista, attore e drammaturgo romano sarà al centro di un incontro speciale interamente dedicato al ricordo di Mattia Torre, geniale sceneggiatore e compagno di strada scomparso prematuramente, a cui Massimiliano Bruno restituirà voce attraverso parole, ricordi e riflessioni condivise.
Di seguito, la nostra intervista esclusiva a Bruno sul valore del benessere culturale, sull'eredità artistica di Mattia Torre e sulla forza contagiosa delle storie narrate dal vivo.
Quest’anno Liberi sulla Carta si sviluppa attorno al tema #Tifastarebene. In che modo la scrittura e il cinema rappresentano per te una cura o una forma di benessere personale e collettivo?
Il cinema e il teatro, come ogni forma di proposta artistica possono essere una porta sulla nostra parte inconscia. Tutti i governi dovrebbero alimentare questa forma di benessere.
Cosa ti fa stare bene se dovessi dirmelo senza pensarci troppo?
Giocare con mio figlio innanzitutto e poi ascoltare Damien Rice, Glen Hansard o Ben Harper mentre scrivo un film o un monologo teatrale.
Il festival trasforma il Borghetto San Carlo in una comunità temporanea basata sulla condivisione. Quanto conta oggi per un artista ritrovare piazze fisiche e contesti informali in cui dialogare direttamente con il pubblico, lontano dai filtri dei social?
Per me è fondamentale. Lo scambio di energie è la chiave per capire noi stessi e restituire agli altri la nostra parte migliore.
A Liberi sulla Carta dedicherai un momento speciale a Mattia Torre. Che tipo di omaggio hai preparato per ricordarlo in questa cornice?
Leggerò alcuni estratti del suo libro “A questo poi ci pensiamo” per ricordare attraverso le sue parole un grande talento italiano.
Qual è secondo te l'eredità più grande che Mattia Torre ha lasciato nel modo di fare commedia e satira in Italia?
Essere se stessi e far galoppare il proprio talento senza compromessi.

Oltre che regista e attore sei anche un autore e creatore di storie. Quanto la dimensione "indipendente" e artigianale della scrittura, come quella celebrata da questo festival, alimenta i tuoi grandi progetti cinematografici?
Per me è fondamentale. Affronto un film ancora con lo stesso piglio di quando facevo i miei primi spettacoli al Teatro Colosseo.
La commedia ha spesso la straordinaria capacità di far ridere e al tempo stesso "far stare bene", facendo riflettere sulle nostre fragilità. Come si trova il giusto equilibrio tra leggerezza e profondità quando si scrive un nuovo testo?
Si trova nel proprio talento, se ce l’hai, e nel coraggio di farti scappare una risata durante un funerale. Questa è la commedia all’italiana.
Posso chiederti a cosa stai lavorando? Se hai un film in cantiere?
Il 29 ottobre uscirà nelle sale il mio ultimo film Un tranquillo funerale di famiglia con Claudia Pandolfi, Diego Abatantuono, Stefania Sandrelli, Pietro Sermonti e Stefano Fresi.
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