Le città scelte dagli Oasis per il loro grande ritorno
Un tour nel Regno Unito, anche senza biglietti per la reunion

Uomini alti meno di una spanna che immobilizzano un naufrago con centinaia di cordicelle, giganti che lo esibiscono di fiera in fiera come un prodigio tascabile, un'isola sospesa nel cielo, abitata da scienziati tanto distratti da aver bisogno di qualcuno che li richiami alla realtà, e cavalli assai più ragionevoli – e decisamente più civili – degli esseri umani: i Viaggi di Gulliver, 300 anni appena compiuti, non hanno perso un grammo del loro veleno. E il loro autore, Jonathan Swift, dall'Irlanda non se n'è mai andato davvero. Lo si ritrova sotto il pavimento di una cattedrale, tra gli scaffali di una biblioteca, nei margini di un libro corretto a penna, perfino su una sedia di pietra in mezzo al bosco. Per il tricentenario, tra Dublino e Armagh si sono aperte mostre visitabili fino a Natale, con un novembre fitto di appuntamenti. Ecco dove cercarlo.
Il libro arrivò nelle librerie di Londra il 28 ottobre 1726, stampato da Benjamin Motte, e sul frontespizio non c'era il nome di Swift: c'era quello del narratore, Lemuel Gulliver, chirurgo di bordo e poi capitano di più navi, come se il resoconto fosse autentico. Prudenza comprensibile, visto che la satira prendeva di mira partiti, corte, guerre e accademie scientifiche con una ferocia travestita da racconto d'avventura.
Il titolo originale, Travels into Several Remote Nations of the World, annunciava quattro parti, ossia quattro viaggi: a Lilliput, dove tutto è in miniatura e si fa la guerra per decidere da quale lato rompere l'uovo; a Brobdingnag, dove le proporzioni si capovolgono e il minuscolo diventa Gulliver; a Laputa, l'isola volante, con le terre vicine; infine nella terra degli Houyhnhnm, cavalli dotati di ragione che tengono a bada i selvaggi Yahoo, specchio poco lusinghiero dell'umanità. Swift era allora decano a Dublino da tredici anni. Fu un successo immediato. La favola per ragazzi – quella che molti ricordano – sarebbe arrivata solo dopo, a forza di riduzioni e tagli.

Per un itinerario in onore dei 300 anni dei Viaggi di Gulliver, si comincia, inevitabilmente, dalla St Patrick's Cathedral, di cui Swift fu decano dal 1713 fino alla morte, nel 1745. È sepolto in fondo alla navata, sul lato occidentale, sotto una semplice targa d'ottone nel pavimento; accanto a lui riposa Esther Johnson, la «Stella» delle sue lettere. Sulla parete di fronte, inciso nel marmo nero di Kilkenny come lui stesso aveva disposto, c'è l'epitaffio in latino che si era scritto da solo: parla di un cuore che la saeva indignatio, l'indignazione feroce, non potrà più lacerare, e invita il viandante a imitare, se ci riesce, un difensore della libertà. W. B. Yeats ne fece una poesia.
Nella cattedrale si conservano anche il pulpito da cui predicava, due maschere funebri, un calco del suo cranio e prime edizioni dei suoi scritti. Il biglietto costa 11,50 euro (10 per studenti e over 60, 5,50 per i bambini dai 6 ai 12 anni, 31 per le famiglie); dal lunedì al venerdì si entra dalle 9:30 con ultimo ingresso alle 17, il sabato dalle 9 con ultimo ingresso alle 18, mentre la domenica le visite seguono fasce orarie tra una funzione e l'altra.
Se riuscite, tornateci di sera. Il 24 novembre la cattedrale si visita quasi al buio, a lume di candela, in un tour notturno dedicato a Swift (18 euro, dalle 18:30); il 19 novembre la navata ospita una cena di gala in quattro portate, una per ciascuno dei paesi visitati da Gulliver (89 euro); il 26 novembre debutta And Then There Was Gulliver, un musical scritto da Gerry Mullins sulla vita del Decano negli anni del libro (25 euro, alle 20); il 27 novembre, infine, un concerto accosta la Gulliver Suite di Telemann alle Quattro stagioni di Vivaldi, intrecciate a testi di Swift (da 35 euro). Per chi preferisce un tono meno solenne c'è Craicademia, il 18 novembre al Rascals Brewing Company di Inchicore: brevi lezioni su Swift in un birrificio, con cena compresa, per 18 euro.
Proseguendo, e a pochi passi dalla cattedrale, la Marsh's Library – la più antica biblioteca pubblica d'Irlanda, aperta all'inizio del Settecento – è rimasta più o meno come la conobbe Swift, che ne fu tra i primi frequentatori e poi tra i fiduciari. Scaffali di quercia scura, volumi rilegati in pelle e, sul fondo, le celebri gabbie di lettura: i lettori venivano chiusi dentro con il libro, perché nessuno se lo portasse via (i furti, a quanto pare, non sono un'invenzione moderna). Si visita dal martedì al venerdì dalle 9:30 alle 17 e il sabato dalle 10 alle 17; domenica, lunedì e festivi è chiusa. L'ingresso costa 8 euro, 6 per studenti e senior, ed è gratuito sotto i 18 anni. Conviene il biglietto congiunto con la cattedrale, a 17 euro. Occhio al calendario natalizio: la biblioteca chiude alle 13 del 23 dicembre e riapre il 5 gennaio 2027.

Studente modello, però, non fu. Swift entrò al Trinity College nel 1682, appena quattordicenne, e se ne andò con una laurea ottenuta più per indulgenza che per merito. Oggi il suo busto in marmo, opera dello scultore francese Louis-François Roubiliac, lo ritrae anziano nella Long Room della Old Library, la grande sala a botte che ospita fino a fine dicembre la mostra «Gulliver at 300» (dedicata proprio ai 300 anni dei Viaggi di Gulliver). In vetrina il libro attraversa tre secoli: dalle prime edizioni ai volumetti economici, dalle edizioni di lusso ai libri pop-up e ai fumetti. Il pezzo più raro è l'unica copia conosciuta di The Travels of Lemuel Gulliver, un compendio stampato a Dublino nel 1761. La mostra non ha un biglietto proprio: è compresa nell'ingresso al Book of Kells Experience, da prenotare sul sito del college.

Il resto della Dublino di Swift si scopre a piedi, e in poco spazio. Nacque nel 1667 a Hoey's Court, un vicolo alle spalle del Dublin Castle oggi segnalato da una targa blu; sulla High Street si incontra St Audoen's, la chiesa medievale che compare più volte nei suoi scritti, poco lontano dalla Tailors' Hall di Back Lane. Si chiude, come vuole la tradizione, al Brazen Head di Lower Bridge Street, considerato il pub più antico della città, che Swift frequentava. Chi vuole un filo da seguire può usare il percorso letterario autoguidato in tredici tappe preparato dalla cattedrale, con mappa scaricabile.

Passato il confine si entra nel Regno Unito: per l'Irlanda del Nord ai cittadini italiani serve l'autorizzazione elettronica britannica, di cui abbiamo parlato in questo articolo sull'ETA. Ne vale la pena. All'Armagh Robinson Library è esposta fino al 24 dicembre la copia personale di Swift della prima edizione, stampata su carta di formato grande e fitta di correzioni di suo pugno: è il cuore della mostra Travels into Several Remote Nations of the World: Gulliver's Travels at 300, che rilegge il libro come un commento alla società, alla politica e alla scienza del Settecento. L'ingresso è gratuito, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 16. A novembre la biblioteca ospita due conferenze: il 12 Moyra Haslett, della Queen's University di Belfast, racconta «The Armagh Gulliver»; il 26 Brean Hammond tiene l'annuale Rokeby Lecture.
Una decina di chilometri a sud-est, a Markethill, il Gosford Forest Park occupa l'antica tenuta degli Acheson, che ospitarono Swift in tre lunghi soggiorni, per circa quindici mesi complessivi, a partire da un paio d'anni dopo l'uscita di Gulliver. Qui il Decano passeggiava, tracciava sentieri e scriveva versi, alcuni dedicati alla padrona di casa, Lady Acheson. Il Castle Trail, un anello di 2 chilometri, passa accanto alla sedia di pietra dove, dicono, componeva le sue poesie. Il castello neo-normanno che domina il parco, costruito nell'Ottocento, si ammira solo da fuori.
Prima del decanato c'era Laracor, nella contea di Meath, la parrocchia di campagna affidata a Swift nel 1700 – il tavolo che usava per l'eucaristia oggi si trova proprio a St Patrick's. Stella, intanto, viveva nella vicina Trim: a metà strada tra i due paesi restano i resti di quello che è ricordato come il suo cottage, ripuliti dai volontari e segnalati dal 2018 da un pannello informativo. Più a sud, a Celbridge, nel Kildare, viveva invece l'altra Esther, Esther Vanhomrigh, che Swift chiamava Vanessa: secondo la tradizione locale, buona parte di Gulliver prese forma proprio durante le sue visite alla Celbridge Abbey. Due donne, due nomi inventati da lui, un triangolo su cui i biografi si interrogano da tre secoli.
Per chi ama costruire le vacanze attorno ai libri, è un itinerario che sta bene accanto ai grandi viaggi letterari d'oltremanica: meno affollato, più ruvido, molto più ironico. Del resto, l'epitaffio di St Patrick's si rivolge proprio a chi passa. Abi, viator: va', viaggiatore.
Scritto da Morgana Fois
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