Orgosolo borgo dei murales nel cuore della Barbagia
Orgosolo, borgo dei murales nel cuore della Barbagia. Shutterstock by Giovanni De Caro

Orgosolo, cosa vedere: il borgo dei murales nel cuore della Barbagia

Dalla rivolta di Pratobello del 1969 ai lecci secolari di Sas Baddes: le tappe da mettere in fila in paese e sull'altopiano, con distanze, sentieri e il periodo giusto per andare.
A cura di Valeria Girardi
Articolo pubblicato il:
27 Ottobre 2026

Il 27 maggio 1969 Orgosolo si sveglia con i muri coperti di manifesti. Li ha fatti attaccare la Brigata Trieste e dicono una cosa sola: i pastori devono portare via le greggi dai pascoli di Pratobello, perché lì l'Esercito vuole un poligono di tiro. Il paese risponde in tre settimane, e una parte di quella risposta, più tardi, finisce proprio sui muri. Per questo, in ogni elenco di cosa vedere a Orgosolo, i murales vengono prima di tutto il resto. Ma il resto c'è: una chiesa con una cripta, un forno, un filo di seta e un altopiano di calcare, il Supramonte, che comincia dove finiscono le case. Ecco le tappe, prima in paese e poi in montagna, nell'ordine in cui conviene seguirle.

Dai manifesti ai murales: perché Orgosolo dipinge i suoi muri

orgosolo borgo della sardegna dei murales
Orgosolo e i suoi murales. Shutterstock by Alexandre.ROSA

Il 9 giugno 1969, un lunedì, circa 3.500 persone salgono a Pratobello come possono: a piedi, in auto, sui cassoni dei camion. Uomini, donne, bambini. Il 19 giugno, il giorno in cui dovrebbero cominciare le esercitazioni, l'altopiano viene occupato senza un gesto di violenza, e l'occupazione dura finché arriva un impegno scritto: le truppe se ne andranno a metà agosto e i 14 mila ettari di pascolo torneranno alle greggi. L'Esercito, da Pratobello, non tornerà più.

Nello stesso anno compare il primo murale. Lo firma Dioniso, un collettivo anarchico arrivato da Milano. Poi, per sei anni, niente. Nel 1975, trentesimo anniversario della Liberazione, Francesco Del Casino – insegnante di disegno nato a Siena e trasferito in paese – porta i suoi studenti della scuola media in strada con i pennelli. Da quel momento i muri non smettono più di riempirsi: oggi se ne contano più di 150, e raccontano la Sardegna, l'Italia e il resto del mondo con lo stesso tono, quello di chi ha qualcosa da ridire.

Orgosolo, cosa vedere in paese

La parte del paese da girare a piedi è stretta intorno a una strada sola, e le tappe principali di cosa vedere a Orgosolo stanno quasi tutte lì, a distanza di qualche portone l'una dall'altra.

I murales di Corso Repubblica

Su Corso Repubblica, la strada che attraversa il paese da un capo all'altro, le facciate cominciano a parlare già dalle prime case. Salite e scendete, perché a Orgosolo il piano quasi non esiste, e leggete. Una fila di donne in corteo, un soldato che non vuole più partire per la guerra, Fabrizio De André che canta, la storia di Pratobello. I lavori di Del Casino si riconoscono dalle figure spezzate in piani e spigoli, con Picasso e i cubisti come modello dichiarato; molti altri sono di autodidatti, con colori piatti e contorni netti, e qualcuno porta date e didascalie scritte a pennello come un tazebao.

Il modo più diffuso di visitarli è fotografarli uno dopo l'altro, senza fermarsi, e ripartire in un'ora. È anche il meno utile: i murales di Orgosolo sono pagine, e chi salta le scritte vede soltanto colori. Prendetevi una mattina intera e continuate nelle traverse del corso, dove le pareti dipinte proseguono lontano dai gruppi (niente biglietto, niente orari: il museo è la strada). Servono scarpe comode, perché le salite sono brevi ma frequenti.

Chiesa del Santissimo Salvatore e la cripta di Antonia Mesina

Chiesa di San Pietro Apostolo e campanile circondati dalle montagne di Orgosolo
Chiesa di San Pietro Apostolo e campanile circondati dalle montagne di Orgosolo. Shutterstock by Alexandre.ROSA

Sul corso c'è una facciata che cambia materiale a metà altezza: sotto la pietra, sopra il mattone rosso. È la parrocchiale del Santissimo Salvatore. Nella cripta riposa Antonia Mesina, nata a Orgosolo il 21 giugno 1919 e uccisa il 17 maggio 1935, a quindici anni, da un compaesano che l'aveva aggredita in campagna e al quale lei aveva resistito. Era uscita a raccogliere legna per il forno di casa. Giovanni Paolo II l'ha proclamata beata il 4 ottobre 1987, in piazza San Pietro.

Per molti è lei il motivo del viaggio. Oltre alla cripta, i pellegrini visitano la casa natale e il luogo della morte, in località Ovadduthai, fuori dal paese. La chiesa si visita negli orari delle funzioni; per la casa natale conviene informarsi in parrocchia prima di partire.

A brevissima distanza, a soli duecento metri lungo il corso principale, si trova l'antica Parrocchiale di San Pietro Apostolo. Se la Chiesa del Santissimo Salvatore custodisce le spoglie e la memoria del martirio della Beata Antonia Mesina, è proprio nella secentesca Chiesa di San Pietro che la giovane orgolese ricevette il battesimo e i primi sacramenti. Questo edificio sacro merita una sosta non solo per il suo profondo valore devozionale, ma anche per i suoi dettagli storici: alle spalle della sobria facciata ottocentesca spicca infatti l'imponente campanile quattrocentesco a canna quadrata, sormontato da una caratteristica cupola piramidale, uno dei simboli architettonici più antichi del paese.

Il pane, il formaggio, la seta

Al numero 330 di Corso Repubblica c'è il Museo del Pane, dove si vede come nascono il carasau e sas ispianadas: la sfoglia entra nel forno sottile, si gonfia come un pallone e poi si apre in due fogli, che si separano a mano mentre sono ancora caldi. Durante le giornate d'autunno, poco più in là, si prepara anche su hasu arrostu, il formaggio arrostito sulla brace.

L'altra cosa da cercare è più piccola. In paese l'allevamento del baco da seta non si è mai interrotto, e il filo finisce in su lionzu, la benda che incornicia il viso delle donne quando indossano l'abito tradizionale: ordito di seta, trama tinta con lo zafferano. La vedete alle feste, insieme ai tenores, quattro voci maschili in cerchio – basso, contra, voce, mezza voce – il cui canto è patrimonio dell'umanità UNESCO. Fuori dagli eventi gli orari del museo cambiano, ed è bene perciò controllarli prima.

Il Supramonte di Orgosolo: cosa vedere fuori dal paese

Sentiero di montagna in Sardegna
Un sentiero di montagna in Sardegna. Shutterstock by Eugene Ga

Metà di cosa c'è da vedere a Orgosolo non si trova proprio in paese. Si erge sull'altopiano, dove servono l'auto, un paio di scarpe da trekking e, per alcune tappe, una guida.

Funtana Bona e la foresta di Montes

Uscite dal paese sulla provinciale 48 e, per circa 25 chilometri, la strada cambia paesaggio tre volte: prati e querce, poi roccia nuda con qualche albero isolato, poi di nuovo il bosco, fino alla caserma forestale di Funtana Bona. Qui si scende dall'auto. A pochi passi c'è la sorgente da cui nasce il Cedrino e, intorno, alcuni pinnettos, le capanne circolari dei pastori con il tetto a cono di rami di ginepro.

Di questa zona si è detto per due secoli che fosse terra di banditi. La voce ha almeno un documento dalla sua: nel 1840 Alberto La Marmora, nel suo itinerario dell'isola, racconta di essere stato accolto a Funtana Bona da una dozzina di fucili puntati. Oggi la foresta di Montes è un'oasi di protezione della fauna, 4.586 ettari a ingresso libero, e a guardarvi arrivare ci sono soprattutto i mufloni, che ne sono il simbolo. Il sentiero entra nella lecceta di Sas Baddes, mille ettari tra le più antiche d'Europa, e i lecci sono alti venti, venticinque metri, e i tronchi sono così fitti che il cielo arriva a pezzi, e sotto crescono aceri, agrifogli, corbezzoli e tassi, e a primavera la peonia selvatica.

Monte Novo San Giovanni

Sentieri di montagna in Sardegna
Sentieri di montagna in Sardegna. Shutterstock by HeinzK

Dalla caserma forestale parte anche il sentiero per Monte Novo San Giovanni, che in zona chiamano Santu Juvanne. Non presenta difficoltà particolari (c'è chi lo fa in mountain bike) e sale all'ombra di querce e lecci. Verso la fine il bosco si dirada, compaiono asfodeli e cisti, poi un breve tratto di gradini di pietra. In cima, a oltre 1.300 metri, il torrione di calcare cade con pareti di settanta metri, e la vista prende il Gennargentu, il Supramonte di Orgosolo e di Urzulei, il Monte Corrasi, la gola di Gorropu e, nelle giornate limpide, il mare della Baronia. La durata del percorso dipende dal punto di partenza scelto: portate acqua anche in autunno.

Su Suercone e il nuraghe Mereu

La dolina di Su Suercone è un imbuto di calcare profondo circa duecento metri e largo quattrocento, con dentro tassi secolari. Ci si arriva per sentieri poco segnalati, e infatti non si va da soli: le escursioni partono con guide locali, che conoscono gli ovili e i passaggi. Nel cuore della foresta c'è invece il nuraghe Mereu, costruito con blocchi di calcare bianco, che conserva la copertura a thòlos e guarda le pareti del canyon di Gorropu. Il navigatore, qui, non basta.

Come arrivare a Orgosolo e quando andare

le vie di orgosolo in sardegna
Le vie di Orgosolo, in Sardegna. Shutterstock by Alexandre.ROSA

Oltre a scoprire cosa vedere a Orgosolo, è bene capire anche come arrivare. Il borgo è a circa 20 chilometri da Nuoro, tra i 20 e i 25 minuti d'auto. Gli autobus ARST collegano Nuoro al paese in circa mezz'ora e fermano in piazza Don Muntoni, ma le corse sono poche: controllate gli orari sull'app ARST prima di partire. Per il Supramonte l'auto è indispensabile. Il paese è a circa 620 metri di quota, e le sere d'autunno sono già fredde. Primavera e autunno sono le stagioni giuste per camminare in montagna; il terzo fine settimana di ottobre, con Autunno in Barbagia, il paese apre cortili e laboratori per Gustos e Nuscos (l'edizione 2026 si è tenuta il 17 e 18 ottobre). Il 15 agosto, per l'Assunta, c'è Sa Vardia, la corsa dei cavalli, ed è il giorno in cui si vedono più abiti tradizionali. Per allargare il giro al resto dell'isola, c'è la guida all'entroterra della Sardegna.

Dei manifesti della Brigata Trieste non è rimasto niente. Sui muri dove erano attaccati, adesso, c'è scritto il resto della storia.

Cerchi altri eventi ed esperienze da vivere? Scarica l'app di KuriU e lasciati ispirare!

Valeria Girardi
Valeria Girardi
Direttore Editoriale

Giornalista iscritta all'Ordine del Lazio, è laureata in Scienze Linguistiche e specializzata in Marketing e Comunicazione. Crede nel perfetto equilibrio tra digitale e umano, creatività e rigore scientifico, numeri e parole, linguaggi umani e linguaggi di programmazione. Appassionata di viaggi, urban trekking ed escursioni naturalistiche, ama ascoltare, leggere e riportare le storie degli altri. 

Ti potrebbe interessare anche...

OLTRE L'ESPERIENZA
Seguici sui nostri canali social
Contatti
+39 349 930 5336
KuriUland, prima di pubblicare foto e video, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne l’appartenenza o il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi.
Per segnalare alla redazione eventuali errori nell’uso del materiale, scriveteci a magazine@kuriu.it, provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi. KuriUland è una testata registrata al Tribunale di Roma con il n° 38 del 07 Marzo 2023.
OLTRE L'ESPERIENZA
Seguici sui nostri canali social 
cross