Storia del Festival di Cannes: dalle origini del 1939 al mito della Palma d’Oro
Quando è nato e come è cambiato il celebre festival di cinema, dalla prima edizione a oggi

Nel panorama cinematografico contemporaneo, pochi nomi hanno saputo imporsi con la forza e la delicatezza di Laura Samani. Nata a Trieste nel 1989, la Samani non è solo una promessa, ma una realtà consolidata che sta ridefinendo i canoni del racconto di formazione e del realismo magico in Italia.
Dopo il folgorante esordio con Piccolo corpo, la regista è tornata a far parlare di sé con Un anno di scuola, presentato con successo alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 nella sezione Orizzonti e attualmente nelle sale. La forma di racconto che porta sullo schermo la realtà sotto una lente visionaria e "magica" ricorda in Italia il cinema della collega Alice Rohrwacher, ma con un'identità ben precisa che colpisce.
Cresciuta in una città di frontiera come Trieste, dove culture slave, germaniche e mediterranee si fondono, Laura Samani ha sviluppato precocemente una sensibilità visiva mitteleuropea. Dopo la laurea a Pisa, si diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
Il suo biglietto da visita nel mondo che conta è il cortometraggio La santa che dorme (2016), presentato a Cannes, ma è nel 2021 che avviene il vero "terremoto" critico con il suo primo lungometraggio, Piccolo corpo.

Ambientato a fine Ottocento, Piccolo corpo racconta il viaggio mistico e disperato di Agata per battezzare la figlia nata morta. Il film ha ottenuto il premio come Miglior esordio ai David di Donatello 2022, il Discovery Prix FIPRESCI agli European Film Awards e il titolo di Film della Critica 2022 dal SNCCI.
Il critico Francesco Alò l'ha definita senza mezzi termini «una delle registe più importanti e interessanti del cinema italiano», paragonando l'impatto del suo esordio a quello di grandi maestri come Paolo Sorrentino o Matteo Garrone.
Se il primo film era un "folk horror" in costume, il secondo lungometraggio, Un anno di scuola, conferma la versatilità della regista. Ispirato al racconto di Giani Stuparich ma ambientato nel settembre 2007 (l'anno della maturità della stessa Samani), il film è un teen movie atipico e struggente.
La storia segue Fred (Stella Wendick), una diciottenne svedese che arriva in un istituto tecnico di Trieste, diventando l'unica ragazza in una classe di soli maschi. Il suo arrivo scardina l'amicizia storica tra tre ragazzi (Antero, Pasini e Mitis), interpretati da attori non professionisti scelti attraverso un meticoloso processo di street casting tra i locali e i licei triestini. L'autenticità delle interpretazioni è stata tale da valere a Giacomo Covi il premio come Miglior attore nella sezione Orizzonti a Venezia 82.
Un altro elemento distintivo di Un anno di scuola è la musica. Il film è intriso di sonorità post-punk della zona di Pordenone, culminando in un finale poetico sulle note di Più niente dei Prozac+, risuonata per l'occasione da Gian Maria Accusani insieme a Elisa. Un brano del 2004 che sembra cucito su misura per raccontare la fine dell'adolescenza.

La forza della Samani risiede nella capacità di trattare temi complessi come il desiderio sessuale e le dinamiche di potere tra maschi e femmine, senza mai cadere nel melodramma o nella retorica. "È più facile essere uomini," ha spiegato la regista in un'intervista a Variety. "Anche se uomini e donne desiderano le stesse cose, la maniera in cui il mondo accetta l’espressione di questi desideri è diversa."
In un'industria dove spesso si arriva alla regia del primo film verso i quarant'anni, Laura Samani è riuscita a imporsi prima dei trentacinque con un'identità stilistica fortissima. Che si tratti di viaggiare tra le nevi dell'Ottocento o tra i banchi di un istituto tecnico nel 2007, il suo cinema resta un'indagine necessaria sull'identità e sul corpo, rendendola una delle figure più interessanti e promettenti del nostro cinema.
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