Sagre in Sicilia a novembre 2026: gli appuntamenti da non perdere
C'è l'imbarazzo della scelta anche questo mese, fra castagne, funghi, cassatelle, formaggi e cioccolato

Quali sono i presidi Slow Food Lazio? Prima di addentrarci in questo viaggio tra le eccellenze enogastronomiche del Lazio, occorre però spiegare di cosa stiamo parlando. I presidi Slow Food fanno parte di un progetto che tutela antiche tradizioni gastronomiche a rischio di scomparsa. Agiscono in una duplice maniera. Per prima cosa sostengono i produttori garantendo loro anche un giusto compenso, poi attraverso un rigoroso disciplinare tutelano la storia e le caratteristiche del prodotto. Così facendo, in questi anni è stato possibile salvare razze animali autoctone, tecniche di lavorazione tramandate da generazioni e antiche varietà di ortaggi e frutta.
Insomma, in questo modo sono sopravvissuti formaggi, legumi e dolci che però in pochi conoscono. Ecco allora l'elenco dei 15 presidi Slow Food Lazio, perché la cucina in questa regione non è solo quella romana, ma ci sono secolari tradizioni nella Tuscia, nella Sabina, nella Ciociaria, nell’Agro Pontino e naturalmente nei Castelli Romani, che meritano di essere conosciute e assaporate.
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Come detto il Lazio può vantare ben 15 presidi, dimostrando quanto la biodiversità alimentare sia legata a questo territorio così vario. Qui infatti si va dai monti alla campagna fino anche al mare. Il nostro consiglio è quello di assaggiare - e magari acquistare - queste eccellenze direttamente nei luoghi dove vengono prodotte, un modo anche per scoprire - o riscoprire - borghi e paesi della regione. Ecco allora quali sono i 15 presidi Slow Food Lazio, con la descrizione delle loro caratteristiche e di dove si trovano.
Si coltiva a Proceno, in provincia di Viterbo e più precisamente nell’Alta Tuscia. Ha un sapore intenso e dolce, molto particolare. Inoltre ha un gambo di lunghezza medio-lunga che permette di intrecciarlo in trecce tradizionali.
È un pecorino storico dell’area metropolitana di Roma. Si produce nei comuni di Cave e di Genazzano, tra i Monti Prenestini e la Valle del Sacco. La sua prima citazione scritta risale addirittura al '600. Oggi invece lo producono solo due aziende.

Questo presidio Sloow Food Lazio è un formaggio di latte di pecora. Si ottiene con un caglio vegetale ricavato dal fiore del carciofo o del cardo selvatico. È tipico della campagna romana.
Si tratta di un broccoletto dalle infiorescenze viola e dal sapore delicato. Si coltiva da sempre a Priverno, in provincia di Latina. Fiorisce tra dicembre e gennaio: durante questo periodo colora tutti i campi di un viola intenso.
È un piccolo fagiolo tipico di Arsoli, nella Valle dell’Aniene vicino Roma. Fa parte della cucina contadina dei Monti Simbruini.
Questo grande fagiolo cresce a Vallepietra, un paese ai piedi dei Monti Simbruini nella città metropolitana di Roma. Insieme alla fagiolina di Arsoli è una delle eccellenze di questa zona montuosa alle porte della Capitale.
Il giglietto è un dolce a forma di giglio: da qui il suo nome. La ricetta arrivò a Palestrina con la famiglia Barberini che la importò dalla corte francese di Luigi XIV. Oggi si prepara a Palestrina e a Castel San Pietro Romano.
È un formaggio freschissimo e delicato. Si ottiene da latte di vacca, pecora o capra, spesso mescolati. Si produce sulle montagne della provincia di Rieti, più precisamente nella zona al confine con Umbria e Abruzzo. Un tempo era la colazione dei pastori, ora invece uno dei presidi Slow Food Lazio.
Questa lenticchia cresce sull’altopiano di Rascino, in provincia di Rieti e a quasi mille metri di quota. È una lenticchia piccola e legata alla cucina tradizionale dell’Appennino laziale.
La marzolina è un formaggio di capra dal carattere deciso. Nasce in Ciociaria e racconta la cultura pastorale di quel territorio. In zona si trova fresco o stagionato, inoltre ogni agosto la sagra di Esperia la celebra insieme alle olive.
Non è una varietà di castagna, ma il nome della castagna essiccata nelle tradizionali casette nei boschi. Si produce a Capranica Prenestina e a San Vito Romano, sopra i 900 metri di altitudine.

È un’antica razza bovina rustica allevata nelle zone della Maremma. Si adatta bene al pascolo brado e ai terreni difficili, un'autentica icona di questa zona.
La susianella è un insaccato tradizionale tipico della città di Viterbo. La sua ricetta è molto antica e in città si può trovare tutto l’anno.
La tellina del litorale romano vive lungo la costa che va da Passoscuro ad Anzio, famosa fin dall’epoca romana per la sabbia fine. È un mollusco dolce e delicato, simbolo della cucina locale del litorale.
È un’uva da tavola dagli acini lunghi e sottili. Si coltiva a Tivoli e nella Valle dell’Aniene. Oggi se ne ricavano anche succo e confettura.
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