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Mens sana in corpore sano, scriveva il poeta romano Giovenale quasi duemila anni fa nelle sue Satire. Difatti, considerare l'esercizio fisico come terapia non suona affatto una novità, nonostante ancora oggi i medici non possano fornire ai pazienti programmi strutturati di prevenzione e cura, qualora necessari. Ma qualcosa potrebbe cambiare.
L'esercizio fisico potrebbe diventare infatti una terapia contro diabete, obesità o altre malattie croniche, entrando a far parte del Servizio Sanitario Nazionale. Potrebbe cioè diventare prescrivibile, essere considerato come un farmaco, essere perfino detraibile. Non c'è ancora una legge approvata al riguardo e non si sa di preciso cosa potrebbe cambiare e come. Ma il Governo ci sta lavorando.

Passare da una "semplice" raccomandazione a un programma strutturato e prescrivibile dal medico è uno degli obiettivi principali dei disegni di legge 287 e 1231, confluiti in un testo unificato adottato dalla Commissione Affari Sociali e Sanità e attualmente al vaglio del Senato.
Il primo (DDL 287), titolato "Disposizioni recanti interventi finalizzati all'introduzione dell'esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia all'interno del Servizio sanitario nazionale" è stato presentato il 4 novembre 2022 dalla senatrice Daniela Sbrollini. È invece di quasi due anni più recente il secondo (DDL 1231), "Delega al Governo finalizzata alla prescrizione e alla somministrazione di programmi di esercizio fisico strutturato nel Servizio sanitario nazionale" presentato il 16 settembre 2024 su iniziativa parlamentare di Paolo Marcheschi,
L'adozione di un testo unificato, risale allo scorso 12 maggio, derivata dalla convergenza delle due iniziative. L'analisi da parte del Senato è ancora in corso, stando a quanto riporta l'ultimo aggiornamento del 3 giugno 2026. Ergo, il testo è ancora nel pieno dell'iter legislativo.
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Riconoscere formalmente l'esercizio fisico come terapia significa renderlo parte integrante di percorsi sanitari di prevenzione e trattamento. Se ora alle persone con obesità, diabete, malattie cardiovascolari o altre patologie croniche i medici possono raccomandare di aumentare l'attività fisica, rendere quest'ultima parte di un programma specifico significa fornire loro innanzitutto indicazioni precise e definite.
In altre parole, vuol dire indicare il tipo di esercizio da fare, l'intensità, la frequenza, la durata e altro. Ciò permetterebbe inoltre di collocarlo all'interno di una prospettiva sanitaria, da prescrivere e adattare alle condizioni sanitarie di ogni singola persona e agli obiettivi terapeutici da raggiungere.
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Da una parte c'è dunque chi prescrive, ovvero medici di medicina generale, pediatri e specialisti. Dall'altra i professionisti ai quali affidare concretamente i programmi preventivi e terapeutici, questione delicata da affrontare e da definire. Lo stesso discorso vale per la sostenibilità economica, per evitare che questa novità diventi appannaggio solo di chi dispone delle risorse necessarie per sostenere i costi.
La prospettiva di rendere disponibili agevolazioni e detrazioni fiscali per chi svolge esercizio fisico come terapia è un'altra questione importante. Ma di questo e del resto ne sapremo di più nei prossimi mesi, con il prosieguo del relativo iter legislativo.
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