Vacanze Liguria 2026: le 5 spiagge meno affollate e prezzi
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Miles imus, "l'ultimo dei soldati". Così, secondo la leggenda, avrebbe risposto un legionario di Pompeo che, sfinito dalla marcia, si rifiutò di proseguire, lasciando al luogo in cui si era fermato un nome destinato a durare. Gli studiosi, a dire il vero, propendono per un'origine più prosaica, legata a mrè, il termine con cui in zona si indicavano i terreni allagati dalle piene della Bormida. Ma è difficile non preferire la versione romantica, una volta arrivati davanti al ponte con la torre che scavalca il fiume, ai portici della piazza e alle mura del castello. Millesimo, borgo dell'alta Val Bormida, nell'entroterra di Savona, ha in effetti l'aria di un paese da fiaba: case antiche, boschi tutt'intorno e, in autunno, un profumo di tartufo che arriva fin dentro le botteghe. Vediamo cosa scoprire, passo dopo passo.

Chi arriva a Millesimo lo cerca per primo. Il Ponte della Gaietta, che i millesimesi chiamano anche il loro "Ponte Vecchio", risale al XII secolo ed è già citato nell'atto di fondazione del borgo. È uno dei rarissimi ponti fortificati ancora visibili in Italia: la torretta al centro funzionava da porta di sorveglianza per chi entrava dal lato occidentale, e il passaggio sopraelevato permetteva di controllare il traffico lungo la strada che collegava la costa al Piemonte. Una delle arcate originali crollò nel Settecento – senza togliere nulla, però, al colpo d'occhio –, e al tramonto, quando la pietra si specchia nella Bormida, la scena sembra davvero disegnata per un libro illustrato. Accanto, una passerella sospesa ottocentesca, oggi chiusa al pubblico, completa la cartolina.

La storia ufficiale del paese comincia nel 1206, quando il marchese Enrico II Del Carretto fece redigere l'atto di fondazione del Comune, garantendo privilegi e immunità a chi vi si stabiliva. Il castello, voluto dalla stessa famiglia nel XIII secolo, ha pianta quadrangolare, due torri laterali e tratti di mura ancora in piedi; insieme alle fortezze di Cengio, Cosseria e Roccavignale, formava un quadrilatero difensivo a protezione della via tra Liguria e Piemonte, che ricalcava l'antica Via Aemilia Scauri. Oggi è di proprietà comunale e ospita mostre e concerti. Dal castello si scende nel centro storico, dalla curiosa pianta triangolare, fino a Piazza Italia, cuore porticato del paese, tra pasticcerie e panetterie.
Il 13 aprile 1796, nei primi giorni della Campagna d'Italia, le truppe di Napoleone Bonaparte sconfissero qui l'esercito sardo del generale Provera. Una delle tante battaglie di quella primavera, certo. Ma a Millesimo il ricordo è rimasto vivo: nel Palazzo Comunale si conserva la stanza in cui, secondo la tradizione, alloggiò Bonaparte dopo la vittoria, insieme all'altare su cui celebrò messa Pio VII, il pontefice che proprio Napoleone avrebbe poi tenuto prigioniero. Le stampe, le carte geografiche e i bandi dell'epoca sono raccolti nel Museo Napoleonico, ospitato a Villa Scarzella.
Costruita nel 1855 da Giuseppe Scarzella, il cui figlio Alberto fu sindaco del paese per un quarto di secolo, la villa è oggi un piccolo polo museale. Oltre alle sale napoleoniche, ospita il museo del Parco Naturale Regionale del Bric Tana, l'area protetta più piccola della regione, con reperti geologici e testimonianze sulla flora e la fauna locali. Il pezzo forte, però, sta fuori: la Tana dell'Orpe, una grotta lunga circa 350 metri, abitata già nell'Età del Bronzo (consigliata a chi non soffre di claustrofobia). Nei dintorni si trovano anche menhir e incisioni rupestri – testimonianze di un popolamento molto più antico del borgo medievale –, per chi ama camminare con lo sguardo rivolto al passato. Dall'autunno 2026 la villa conta anche una nuova sala dedicata alla mineralogia.
Basta allontanarsi di poco dal centro per scoprire un altro volto di Millesimo, più raccolto. La chiesa di Santa Maria Extra Muros, del XII secolo, si riconosce dal campanile quattrocentesco a cinque ordini. Il Monastero di Santo Stefano, nel 1216, fu donato alle monache cistercensi di Santa Maria di Betton, in Savoia. Nella frazione del Deserto, invece, il Santuario di Nostra Signora del Deserto ricorda una guarigione miracolosa avvenuta nel Settecento: la prima cappella risale al 1726, e la sala degli ex voto, con i suoi mattoni rossi a vista, racconta tre secoli di grazie ricevute.

Nei boschi che circondano il paese si raccolgono il tartufo bianco e il tartufo nero, da fine estate fino al periodo natalizio: non a caso Millesimo si è guadagnata il titolo di città del tartufo. Ogni anno, all'inizio dell'autunno, la Festa Nazionale del Tartufo, giunta nel 2026 alla 34ª edizione, porta in piazza Italia il mercato dei tartufai, la gara nazionale di ricerca con i cani e le rievocazioni medievali. Ma anche fuori dalla festa i ristoranti del borgo propongono il tartufo per tutta la stagione. A circa 14 chilometri, infine, il Lago di Osiglia custodisce un piccolo segreto: quando il bacino viene svuotato, riaffiorano le rovine del vecchio paese sommerso nel 1939. Per allungare il viaggio, ecco qualche idea sui borghi più belli d'Italia meno conosciuti.
C'era una volta un borgo sulla Bormida. C'è ancora, e vale il viaggio.
Scritto da Morgana Fois
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