La meraviglia del Palazzo di Cnosso, a Creta
Alla scoperta della culla della civiltà minoica, fra storia e leggenda, e i consigli pratici per la visita

Il documentario Mustang di Kasia Smutniak, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026, sta portando l’attenzione su un territorio bellissimo e poco esplorato, che ha segnato profondamente la vita della regista. Il racconto nasce dal viaggio compiuto nel 2003 insieme all'ex compagno Pietro Taricone e attraversa oltre vent’anni di esperienze e legami con questa terra.
Ma dove si trova il Mustang? Spesso associato al Tibet per il paesaggio, la lingua e le tradizioni, Il Mustang è una regione del Nepal settentrionale, al confine con il territorio tibetano. Qui, soprattutto nell’Upper Mustang, la cultura tibetana si esprime nell’architettura, nei monasteri e nelle cerimonie religiose.
Visitare il Mustang significa attraversare un ambiente ad alta quota nel quale la storia delle rotte commerciali incontra quella delle comunità himalayane.
Il Mustang si trova nel Nepal centro-settentrionale, lungo la valle del fiume Kali Gandaki. La parte settentrionale della regione si estende verso l’altopiano tibetano, oltre la barriera dei grandi massicci himalayani.
Per orientarsi è utile distinguere due aree. Il Lower Mustang, o Basso Mustang, comprende località come Jomsom e Marpha. L’Upper Mustang, o Alto Mustang, identifica il territorio settentrionale legato all’antico regno di Lo, con capitale Lo Manthang.
Definirlo una “regione del Tibet” è quindi geograficamente impreciso. Il legame è soprattutto culturale: le comunità dell’Alto Mustang condividono con il Tibet tradizioni religiose, elementi linguistici e forme artistiche. Il Nepal Tourism Board descrive questo territorio come parte dell’altopiano tibetano dal punto di vista geografico.

La storia del Mustang è legata al regno di Lo, sviluppatosi nel Medioevo lungo le rotte che collegavano il Tibet alle regioni meridionali dell’Himalaya. La valle del Kali Gandaki era un corridoio per il passaggio di merci e persone. Il commercio contribuì alla crescita degli insediamenti e alla circolazione di pratiche religiose e conoscenze artistiche.
Lo Manthang venne costruita nel XV secolo e divenne il centro politico e religioso del regno. Entrato nell’orbita nepalese alla fine del Settecento, il Mustang mantenne una dinastia locale, il cui riconoscimento monarchico terminò nel 2008, con il passaggio del Nepal alla repubblica.
L’accesso limitato agli stranieri ha alimentato la definizione turistica di “regno proibito”. Oggi, però, il Mustang è anche un territorio in trasformazione: strade, mobilità e nuovi rapporti economici stanno cambiando la vita delle comunità.
Nell’Alto Mustang il paesaggio assume l’aspetto di un deserto d’alta quota. Pareti color ocra, pendii erosi e canyon si alternano a campi coltivati intorno ai centri abitati. Questa aridità dipende dalla posizione nella cosiddetta ombra pluviometrica dell’Himalaya.
Le montagne intercettano buona parte dell’umidità monsonica prima che raggiunga il territorio settentrionale. Il vento è una presenza costante e contribuisce alla percezione di un ambiente essenziale, esposto e vastissimo.
Le tracce della presenza umana emergono nei villaggi, nei muri di preghiera e nei sentieri. Le coltivazioni e le abitazioni raccontano il lavoro necessario per vivere in un ambiente dove acqua, terreno fertile e riparo hanno un valore decisivo.

Lo Manthang è una delle mete principali di un viaggio nell’Upper Mustang. Sorge su un altopiano a circa 3.800 metri e conserva un nucleo compatto di costruzioni in terra, protetto da mura.
Tra i monumenti storici figurano il palazzo reale e i monasteri di Jampa Lhakhang, Thupchen Lhakhang e Choede Lhakhang. Le visite permettono di avvicinarsi al patrimonio artistico e religioso locale, rispettando orari, condizioni di accesso ed eventuali limitazioni alle fotografie.
La città murata è presente nella lista indicativa UNESCO, il passaggio preliminare a un’eventuale candidatura: non va quindi confusa con un sito già iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale.
Il viaggio verso Lo Manthang comprende altri insediamenti che meritano tempo. Kagbeni è uno dei punti di accesso tradizionali all’Alto Mustang. Le sue strade e il monastero introducono alla cultura della valle, prima di proseguire verso paesaggi progressivamente più aridi.
Lungo gli itinerari si incontrano villaggi come Ghami e Charang, tra architetture in terra, edifici religiosi e muri mani, composti da pietre incise con formule di preghiera. Fermarsi in questi luoghi permette di dare profondità al viaggio, evitando di considerare ogni tappa soltanto come un trasferimento verso la capitale storica.
Tra gli elementi più sorprendenti della regione ci sono le cavità scavate nelle pareti rocciose, talvolta disposte su più livelli. Le ricerche archeologiche hanno documentato utilizzi diversi nel corso del tempo, comprese funzioni funerarie e religiose. Alcune esplorazioni hanno portato alla luce resti umani, manoscritti e testimonianze delle tradizioni buddhiste e Bön.
Nell’area di Chhoser, vicino a Lo Manthang, i complessi rupestri rientrano tra le possibili escursioni. L’accessibilità va verificata sul posto: non tutte le cavità sono visitabili e alcuni siti richiedono accompagnamento e autorizzazioni specifiche.
Il Mustang può interessare chi cerca un viaggio nel quale paesaggio, arte e cultura siano strettamente collegati. L’architettura dei villaggi mostra come le comunità abbiano adattato gli edifici all’ambiente. I monasteri raccontano la presenza del buddhismo tibetano. Le antiche vie commerciali aiutano a leggere il territorio come luogo di scambio.
Anche le celebrazioni religiose possono offrire un’occasione di conoscenza. Il festival Tiji di Lo Manthang, per esempio, comprende danze mascherate e rituali distribuiti su tre giorni: per assistervi occorre verificare il calendario dell’anno scelto e organizzare il soggiorno con anticipo.
È una destinazione da affrontare con curiosità e rispetto, riconoscendo nei villaggi comunità contemporanee, con esigenze e aspirazioni proprie.

Per raggiungere il Mustang si entra generalmente in Nepal attraverso Kathmandu, per poi proseguire verso Pokhara, base di partenza per diversi itinerari nella regione dell’Annapurna.
Da Pokhara le possibilità comprendono il trasferimento terrestre verso Jomsom oppure il collegamento aereo, quando operativo. Tara Air include Jomsom tra le destinazioni servite: disponibilità e programmazione devono essere controllate direttamente con la compagnia per le date del viaggio.
Da Jomsom si prosegue verso Kagbeni e l’Alto Mustang con un itinerario a piedi, in fuoristrada o combinando le due modalità. I trasferimenti richiedono flessibilità. Meteo e condizioni delle strade possono modificare il programma: è preferibile prevedere giornate di margine, soprattutto prima del volo internazionale di rientro.
L’Upper Mustang è un’area ad accesso regolamentato. Il visto d’ingresso in Nepal non sostituisce il permesso specifico richiesto per visitarla. Prima di confermare il viaggio bisogna verificare con un’agenzia nepalese autorizzata i requisiti aggiornati: permesso per l’area riservata, accompagnamento e titoli d’accesso alle aree di conservazione attraversate.
Tariffe e procedure vanno controllate sul sito del Department of Immigration del Nepal, confrontandole con il programma effettivo. Le condizioni applicabili all’Alto Mustang non devono essere estese automaticamente a tutte le località del distretto.
Primavera e autunno sono le stagioni generalmente indicate per gli itinerari nel Mustang. L’Alto Mustang, relativamente riparato dalle piogge monsoniche, può essere percorso anche in estate, ma le condizioni delle vie di accesso devono essere valutate attentamente. In inverno il freddo e il vento rendono il viaggio più impegnativo.
La durata dipende dal percorso, dai trasferimenti e dal tempo necessario per adattarsi alla quota (nei centri abitati si va dai 2.700 ai 4.100 metri slm). Un trekking, un viaggio in fuoristrada e una visita limitata al Basso Mustang richiedono programmi diversi.
Anche arrivando su strada, l’altitudine rimane un elemento centrale dell’organizzazione. Conviene scegliere un itinerario graduale, concordato con professionisti locali, che lasci spazio alle soste e alla conoscenza dei luoghi.
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