Cosa vedere a Sutri: le gradinate dell'anfiteatro romano scavato nel tufo
Le gradinate dell'anfiteatro romano di Sutri, scavato nel tufo — Shutterstock by Stefano Pellicciari

Cosa vedere a Sutri: anfiteatro, mitreo e necropoli scavati nel tufo

Dall'efebo di Palazzo Doebbing al giardino di Villa Savorelli, che si guarda (rigorosamente) da fuori: una giornata nel borgo della Tuscia che nel 728 diventò la prima terra dei papi fuori da Roma.

A cura di Anna Furlan

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È probabile che, per buona parte degli italiani, il nome di Sutri evochi più un sindaco che un monumento. Dal 2018 al 2023 a guidare il comune è stato infatti Vittorio Sgarbi – sì, proprio lui, quello delle «capre» gridate in prima serata – e il borgo della Tuscia, a 56 chilometri da Roma lungo la Cassia, si è ritrovato sulle pagine dei giornali con una frequenza che definire insolita è un eufemismo. Eppure Sutri nei libri di storia c’era già entrata da un pezzo: nel 728 il re longobardo Liutprando, che l’aveva appena conquistata, la restituì in dono agli apostoli Pietro e Paolo, cioè a papa Gregorio II, e fu la prima terra a passare alla Chiesa oltre i confini del Ducato di Roma. Fra queste due date sta tutto ciò che serve a chi si chiede cosa vedere a Sutri in una giornata d’autunno: un anfiteatro, una necropoli e un mitreo ricavati direttamente nella roccia, e attorno un centro storico che si gira a piedi in un paio d’ore. Ma procediamo per gradi.

Un’arena senza un solo mattone

Il pezzo forte, senza troppi giri di parole, è l’anfiteatro di Sutri. Che, per essere più precisi, non è stato costruito ma scolpito: lo si ricavò da uno sperone di tufo tra i torrenti Promonte e Rotali, togliendo materiale invece di aggiungerlo, ed è uno dei pochissimi esempi di arena interamente scavata nella pietra. In mancanza di iscrizioni, la datazione si affida alla sobrietà dell’impianto e oscilla fra gli ultimi decenni del I secolo a.C. e i primi del I secolo d.C.; quanto alla capienza, le stime parlano di circa 7.000 spettatori, sistemati su tre ordini di gradinate secondo il rango – i notabili in basso, vicino all’arena, il popolo in cima. L’ellisse misura una cinquantina di metri per quaranta e ci si muove ancora attraverso i vomitoria, i corridoi da cui il pubblico defluiva a spettacolo finito. Per secoli, del resto, di tutto questo non si vide nulla: l’arena era interrata e coltivata, finché tra il 1835 e il 1838 i marchesi Savorelli, proprietari della villa che la sovrasta, non ne pagarono lo scavo. Nessun Russell Crowe all’orizzonte, quindi, ma il colpo d’occhio dall’alto della cavea, con la luce bassa di novembre, ripaga ampiamente il viaggio.

Sessantaquattro tombe affacciate sulla Cassia

Tombe scavate nella roccia della necropoli rupestre di Sutri
Le tombe scavate nella parete di tufo della necropoli di Sutri — Shutterstock by MZeta

A pochi passi, lungo l’antico tracciato della via Cassia, la parete di tufo si apre in una serie di cavità che dalla strada ricordano le finestre di un condominio abbandonato. Sono le 64 tombe della necropoli rupestre, distribuite su più livelli per circa 180 metri e usate dalla fine del I secolo a.C. fino al III-IV secolo d.C., tanto per le inumazioni quanto per le incinerazioni. Tre secoli e mezzo di sepolture, in buona sostanza, di una città che si trovava sulla strada per il nord e che di viaggiatori – Etruschi, Romani e più tardi pellegrini della Francigena – ne ha visti passare parecchi.

Mitra, la Madonna e la questione dei turni

Poi c’è il mitreo di Sutri, il luogo più curioso del parco e anche il più complicato da vedere. È un ambiente ricavato nella parete rocciosa che, secondo l’ipotesi più accreditata, ospitò il culto di Mitra (divinità di origine orientale che a Roma ebbe molto seguito, soprattutto fra i soldati) prima di diventare una chiesa cristiana, forse dedicata in origine a San Michele Arcangelo e oggi alla Madonna del Parto. Sopra l’impianto pagano si sono depositati affreschi di diverse fasi cristiane, uno strato dopo l’altro. In altre parole: un palinsesto.

La questione, se così si può dire, è lo spazio. Gli ingressi sono contingentati e il mitreo non si visita in libertà. A novembre e dicembre, nei giorni feriali si entra con l’audioguida, a turni ogni quindici minuti, dalle 10.15 alle 12.45 e dalle 14.15 alle 15.45; il sabato, la domenica e i festivi solo con la visita guidata, a orari fissi che al mattino vanno dalle 10.35 alle 12.15 e al pomeriggio dalle 14.15 alle 16.15, più o meno ogni venti minuti. Il consiglio, specie nel fine settimana, è uno solo: comprare il biglietto online, l’unico modo per avere il posto garantito. Chi si muove in carrozzina può entrare con un montascale, prenotando almeno due giorni prima all’indirizzo sutri@archeoares.com.

Ville da guardare, musei da visitare

Il centro storico di Sutri, borgo della Tuscia sulla Via Francigena
Il centro storico di Sutri, sulla Via Francigena — Shutterstock by Cris Foto

Cosa vedere a Sutri passa anche per la natura: anfiteatro, necropoli e mitreo si trovano infatti dentro il Parco dell’antichissima città di Sutri, circa sette ettari di verde ai piedi del paese. Sul colle che domina l’arena c’è Villa Savorelli, residenza settecentesca passata di mano fra diverse famiglie patrizie, con un giardino all’italiana di siepi di alloro e, accanto, il Bosco Sacro, una lecceta secolare che deve il nome a vecchie credenze su ninfe e fauni. Va detto con chiarezza: la villa non si visita, e ci si deve accontentare del giardino e del suo affaccio panoramico. Che però ha il pregio di restituire l’anfiteatro dall’alto, come lo videro – immaginiamo con una certa soddisfazione – i marchesi che lo avevano riportato alla luce.

Risaliti in paese, si passa sotto l’arco sormontato dalla torre dell’orologio e si sbuca in Piazza del Comune, il salotto del borgo, fra palazzi in tufo, vicoli e botteghe; poco lontano c’è ancora il vecchio lavatoio pubblico. In Piazza del Duomo si trova la Concattedrale di Santa Maria Assunta, consacrata da Innocenzo III nel 1207: sotto la veste barocca del Seicento conserva il pavimento cosmatesco in marmi policromi, una delle poche parti medievali sopravvissute, e un campanile in tufo, nato staccato dalla chiesa, con quattro ordini di finestre che salgono dalla monofora alla quadrifora. Sulla stessa piazza c’è il Museo di Palazzo Doebbing, che raccoglie l’efebo romano del I secolo d.C., una scelta di pezzi del tesoro della Cattedrale e una pinacoteca di tele e tavole provenienti dalle chiese della diocesi di Civita Castellana, con opere di Antoniazzo Romano, Sano di Pietro e Antonio da Viterbo; il biglietto costa 10 euro, 8 il ridotto. A tavola, infine, vale la pena cercare i fagioli locali e i tozzetti alle nocciole: secondo una leggenda raccolta da VisitLazio, proprio i fagioli di Sutri avrebbero dato sollievo alla gotta di Carlo Magno, che di leggende sul proprio conto, a ben vedere, ne ha collezionate parecchie.

Orari, biglietti e Sutri Pass

Per novembre e dicembre il parco archeologico, gestito da Archeoares, apre il lunedì e dal mercoledì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 16, mentre il sabato, la domenica e i festivi resta aperto fino alle 17. Il martedì è chiuso: a Sutri, insomma, è il giorno sbagliato. Il biglietto che comprende il mitreo costa 10 euro, 8 il ridotto (fra gli altri, per i ragazzi dai 13 ai 18 anni e per i pellegrini della Francigena con le credenziali); chi si accontenta del solo anfiteatro spende 5 euro, 3 il ridotto, e i bambini fino a 12 anni entrano gratis. Per vedere tutto c’è il Sutri Pass: 17 euro, gratuito sotto i 12 anni, comprende la visita guidata al parco con anfiteatro, necropoli e mitreo, il Museo di Palazzo Doebbing e l’affaccio dal giardino di Villa Savorelli. Fatti due conti, conviene non appena il museo entra nel programma. Sono gli orari che il gestore ha pubblicato a inizio novembre; per tutto il resto risponde l’ufficio turistico, allo 0761 609380, tutti i giorni tranne il martedì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Una gita, due pretesti

In fondo, la fama recente di Sutri ha avuto almeno un merito: ricordare a molti che, a meno di un’ora da Roma, c’è un posto in cui duemila anni fa si costruiva sottraendo, scavando la collina invece di innalzarci sopra qualcosa. Chi volesse allungare la gita trova nella Tuscia più di un pretesto, da Viterbo a Calcata, il borgo degli artisti. L’importante è non partire di martedì.

Scritto da Anna Furlan

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Anna Furlan

Anna Furlan

Redattrice

Si occupa prevalentemente di Arte&Cultura, Eventi e Food&Drink.

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