Alla scoperta delle Cascate di Lillaz, perla della Valle d'Aosta
Un percorso adatto a tutti conduce verso questa meravigliosa attrazione naturale, nelcuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso

Campi coperti di paglia, distese di frumento e segale piegate dal vento, la strada che sale verso il colle e, in lontananza, le cime innevate al confine con la Svizzera: è questa l'immagine racchiusa in etrobla, la parola del patois valdostano da cui, secondo l'ipotesi più accreditata, deriverebbe il nome di Étroubles. I campi di cereali, oggi, non ci sono quasi più. È rimasto però il borgo, adagiato a 1.270 metri nella Valle del Gran San Bernardo, con i suoi vicoli acciottolati, i tetti in lose e le fontane alimentate dalle acque del Monte Vélan. Un paese di nemmeno cinquecento abitanti che nel 2010 è stato il primo comune della Valle d'Aosta a ricevere la Bandiera Arancione del Touring Club e che oggi fa parte dei Borghi più belli d'Italia. Merito, anche, di un'idea originale: trasformare le sue strade in un museo. Ecco Étroubles cosa vedere e come viverla.

Si cammina, e a un certo punto ci si accorge che il paese è pieno di opere d'arte. Dal 2005 il centro storico ospita in modo permanente la mostra À Étroubles, avant toi sont passés… ("A Étroubles, prima di te sono passati…"), una galleria a cielo aperto di sculture, dipinti e installazioni disseminate tra vicoli, piazzette e facciate. Il progetto è nato in collaborazione con la Fondation Pierre Gianadda di Martigny, in Svizzera, una delle istituzioni culturali più note dell'arco alpino, e ogni opera racconta a modo suo chi, nei secoli, ha attraversato il villaggio: pellegrini, mercanti, soldati, viaggiatori. Tra gli autori figurano artisti come il valdostano Franco Balan, lo scultore Yves Dana e Siro Viérin. Dal 2007, in estate, il borgo accoglie anche mostre temporanee di arte moderna e contemporanea.
Che Étroubles sia un luogo di passaggio, del resto, lo dice la sua storia. In epoca romana la località, nota come Restopolis, sorgeva lungo la Via delle Gallie, che risaliva la valle fino all'Alpis Poenina, l'attuale Colle del Gran San Bernardo. Nel Medioevo, sullo stesso tracciato, si snodava la Via Francigena, il cammino che da Canterbury portava i pellegrini fino a Roma. E nel maggio del 1800 furono le truppe di Napoleone, dirette in Italia, a scendere da qui – un passaggio che le popolazioni della valle non dimenticarono tanto presto. Oggi i camminatori della Francigena attraversano ancora il borgo, zaino in spalla, prima di proseguire verso Aosta.
Sul promontorio de La Tour, dove un tempo sorgeva l'antica torre del paese, si trova la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, ricostruita intorno al 1815 sui resti di un edificio più antico. All'interno, un piccolo museo custodisce oggetti liturgici del XV secolo. Poco fuori dal centro, in direzione della frazione di Vachéry, si alza la Tour de la Vachère, una torre medievale del XII secolo. Tra le cinque cappelle rurali del territorio, la più antica è quella di Échevennoz, dedicata alla Madonna delle Nevi. Una passeggiata da fare con calma.

Il fascino di Étroubles sta anche nei luoghi della vita quotidiana di un tempo - e perciò immancabili nella lista delle cose da vedere. Il Museo Etnografico è ospitato nella prima latteria turnaria della Valle d'Aosta, aperta nel 1853, dove i contadini portavano a turno il latte per lavorarlo insieme. La Centrale Bertin, del 1904, è stata la prima centralina idroelettrica della valle ed è ancora ben conservata. Nella frazione di Eternod, infine, resiste l'ultimo forno comunitario, acceso una volta l'anno, a novembre, per cuocere il pane nero di segale e frumento, che poi viene lasciato seccare sulle rastrelliere. Da assaggiare nella zuppa con la fontina d'alpeggio, il piatto simbolo della zona.
Il calendario di Étroubles segue le stagioni. A Carnevale sfilano le landzette, le maschere della Coumba Freida (la "valle fredda"), con costumi variopinti e cappelli che, secondo la tradizione, farebbero il verso alle uniformi dei soldati napoleonici. Ad agosto la Veillà riporta in piazza gli antichi mestieri, dalla battitura del grano all'allevamento delle pecore, tra musica tradizionale e prodotti locali. A luglio, ogni due anni, va in scena la Bataille des Reines, la sfida tra mucche valdostane per il titolo di regina della mandria (senza un graffio, va detto).
D'inverno il borgo è una buona base per il comprensorio del Gran San Bernardo, con circa 22 chilometri di piste tra i 1.640 e i 2.450 metri, oltre a circa 18 chilometri di anelli per lo sci di fondo tra Saint-Oyen e Saint-Rhémy-en-Bosses. D'estate, invece, i sentieri portano verso gli alpeggi e i colli di confine. Chi vuole allungare il viaggio può proseguire verso un altro borgo valdostano, Chamois, il paese di montagna senza auto.
Arte tra i vicoli, latte nella prima latteria, pane cotto una volta l'anno. A Étroubles il tempo scorre in modo diverso (e a volte, per fortuna, si ferma).
Scritto da Morgana Fois
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