Itinerario della Route Napoléon: la Cittadella di Sisteron sopra la Durance
La Cittadella di Sisteron sopra la Durance, tappa della Route Napoléon — Shutterstock by Francois Roux

Route Napoléon: l’itinerario da Golfe-Juan a Grenoble, tappa per tappa

Dalla lapide sul molo di Golfe-Juan al prato di Laffrey, i luoghi attraversati da Napoleone fra il 1° e il 7 marzo 1815 e che cosa vedere oggi, in auto o in moto.

A cura di Morgana Fois

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Il pomeriggio del 1° marzo 1815, verso le tre, una piccola flotta salpata dall’isola d’Elba getta l’ancora davanti alla spiaggia di Golfe-Juan e mette a terra circa 1.200 uomini: a guidarli c’è Napoleone Bonaparte, esule da dieci mesi e deciso a riprendersi il trono prima che l’Europa abbia il tempo di accorgersene. Per arrivare a Parigi sceglie la via meno comoda – non la costa né la valle del Rodano, dove lo aspettano le guarnigioni realiste, ma le mulattiere che risalgono le Prealpi – e in una settimana raggiunge Grenoble senza combattere. Su quella traccia corre oggi una delle strade panoramiche più amate da chi viaggia in auto e in moto. Ecco l’itinerario della Route Napoléon, una sosta dopo l’altra, con ciò che di quel passaggio si può ancora vedere.

L’itinerario della Route Napoléon, dalla costa alle Alpi

Ci mettiamo dunque in marcia per alla volta del nostro itinerario della Route Napoléon. La partenza non è a Cannes, come spesso si legge, ma qualche chilometro più a est, a Golfe-Juan, frazione marinara di Vallauris dove l’imperatore toccò terra. Da qui la strada punta verso nord-ovest e, in poco più di trecento chilometri, cambia tre volte paesaggio: il primo tratto, fino a Castellane, porta dalle palme della Costa Azzurra agli altipiani calcarei; il secondo segue la Durance fino a Gap, attraverso l’Alta Provenza più aspra; il terzo entra nelle Alpi e scende su Grenoble.

È la suddivisione proposta da Atout France, l’agenzia per il turismo francese, ed è anche la più comoda per organizzare le tappe della Route Napoléon. La strada, in sé, è più giovane della leggenda: nasce nel 1909 come Nazionale 85, viene asfaltata nel 1927 e solo nel 1932 prende il nome attuale, diventando – ricorda l’ufficio del turismo di Grasse – la prima strada turistica di Francia. A segnarla, lungo il percorso, c’è un’aquila. Difficile perdersi.

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Golfe-Juan e Cannes, la notte sulla sabbia

Dello sbarco resta, sul molo del porto, una lapide che ogni anno, ai primi di marzo, fa da quinta alla rievocazione in costume; poco lontano, lungo la vecchia statale 7, una colonna sostiene il busto dell’imperatore. Il tentativo di guadagnarsi la guarnigione di Antibes fallì subito, e la colonna ripiegò su Cannes, allora poco più di un villaggio di pescatori. Napoleone vi passò la notte all’aperto, sulla spiaggia che sarebbe diventata la Croisette (i tappeti rossi, va da sé, sarebbero arrivati molto più tardi), e lì incontrò perfino il principe di Monaco, che declinò l’invito a seguirlo. Oggi conviene salire al Suquet, il borgo antico sulla collina, e poi cercare la targa che ricorda il bivacco sulla chiesa di Notre-Dame-de-Bon-Voyage, a due passi dal Palais des Festivals.

Grasse e Séranon, i profumi e la prima salita

Veduta di Grasse, la città del profumo sulla Route Napoléon
Grasse, la città del profumo, prima salita della Route Napoléon — Shutterstock by Alexey Fedorenko

All’alba del 2 marzo la truppa passò per Le Cannet e Mougins e si accampò sopra Grasse, sul plateau di Roquevignon, ribattezzato da allora plateau Napoléon. La capitale del profumo merita più di una sosta tecnica: il centro medievale si arrampica intorno alla cattedrale di Notre-Dame du Puy, mentre il Musée International de la Parfumerie, in boulevard du Jeu de Ballon, racconta la storia millenaria delle essenze con un biglietto da 6 euro (gratuito per i minori di 18 anni). Poi la strada cambia carattere. Lasciati gli uliveti, si sale verso Saint-Vallier-de-Thiey, il Pas de la Faye ed Escragnolles, tra curve che i motociclisti conoscono a memoria e altipiani sempre più spogli. La sera Napoleone dormì a Séranon, nella Bastide du Brondet, di cui oggi restano soltanto i ruderi in mezzo ai campi: un luogo silenzioso, quasi dimenticato, che vale una sosta proprio per questo.

Castellane, sotto la rocca del Verdon

Castellane vista dalla cappella di Notre-Dame du Roc, sulla Route Napoléon
Castellane vista dalla cappella di Notre-Dame du Roc — Shutterstock by Marisa Estivill

Se c’è una tappa in cui la geografia ruba la scena alla storia, è questa. Castellane se ne sta rannicchiata ai piedi di uno sperone calcareo alto 184 metri, sulla cui cima la cappella di Notre-Dame du Roc veglia sull’ingresso delle Gorges du Verdon; il sentiero che vi sale parte dal paese e ripaga la fatica con una vista che abbraccia i tetti e il fiume. Il 3 marzo l’imperatore arrivò in mattinata, dopo una pausa al Logis du Pin, e consumò il pasto nella sottoprefettura: lo ricorda un cartello al numero 34 di rue Nationale. Superato il Col des Lèques, la colonna arrivò a Barrême soltanto alle nove di sera, e Napoleone fu ospite per la notte del giudice Tartanson. Chi ama la lavanda, qui, troverà anche un piccolo museo dedicato alla sua distillazione.

Digne-les-Bains e Malijai, l’omelette e il castello

È lungo la discesa verso Digne, nel minuscolo borgo di La Clappe, che la Route Napoléon custodisce il suo aneddoto più gustoso (in tutti i sensi). Si racconta che l’imperatore, servito di un’omelette, ne contestasse il conto, e che l’oste rispondesse che a essere rari, da quelle parti, non erano le uova ma gli imperatori. Poco dopo un mulo carico d’oro precipitò in un burrone, e soldati e contadini recuperarono buona parte del tesoro – quanta, di preciso, non è dato sapere.

A Digne-les-Bains, il 4 marzo, Napoleone si fermò qualche ora all’Hôtel du Petit Paris, in rue du Jeu de Paume, dove una targa ne segna il passaggio. Oggi la città termale offre la cattedrale romanica di Notre-Dame-du-Bourg, con la sua cripta archeologica, la casa-museo dell’esploratrice Alexandra David-Néel e, tutt’intorno, la Riserva geologica dell’Alta Provenza, scrigno di fossili e ammoniti. La notte fra il 4 e il 5 marzo il corteo la trascorse nel castello di Malijai, elegante dimora settecentesca che oggi ospita il municipio. A pochi minuti, sull’altra sponda della Durance, i Pénitents des Mées – una schiera di guglie rocciose che la leggenda vuole fossero monaci pietrificati – sono una deviazione che non si rimpiange.

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Sisteron, la porta della Provenza

Proseguiamo il nostro itinerario della Route Napoléon raggiungendo al porta della Provenza. La Cittadella appare all’improvviso, aggrappata alla roccia sopra la Durance, ed è ancora oggi l’immagine più forte dell’intero tragitto. Il 5 marzo Napoleone, dopo una sosta a Volonne, entrò in città e ricevette i notabili all’auberge du Bras d’Or; secondo la tradizione, una giovane operaia gli consegnò una bandiera tricolore cucita con le proprie mani. Una targa in rue Saunerie ne conserva la memoria. Salite alla Cittadella di Sisteron, aperta nella stagione 2026 fino all’11 novembre, con biglietto intero a 7,50 euro e ridotto a 6,50 (prezzi e orari sono quelli pubblicati a inizio novembre 2026): dai bastioni si domina la stretta valle e, di fronte, il Rocher de la Baume, con i suoi strati di roccia sollevati quasi in verticale. Prima di ripartire, una visita alla cattedrale di Notre-Dame-et-Saint-Thyrse, nel cuore del centro storico.

Gap e Corps, l’ingresso nelle Alpi

Dopo Sisteron le montagne si fanno più vicine. Passato Tallard, con il suo castello medievale, la sera del 5 marzo l’imperatore giunse a Gap, dove fu accolto all’auberge Marchand mentre la città festeggiava fino a notte fonda; per ringraziare, secondo Atout France, lasciò una somma destinata alla costruzione di rifugi di montagna. Il capoluogo delle Hautes-Alpes si visita oggi per la cattedrale di Saint-Arnoux, a fasce bicolori, e per il Domaine de Charance, sede del Parco nazionale degli Écrins. Il 6 marzo, superati il Col Bayard e Saint-Bonnet – dove una stele con l’aquila in bronzo ricorda il passaggio –, la marcia si fermò a Corps, già in Isère, e una targa segna ancora la sosta notturna. I dintorni regalano il lago del Sautet e, più in alto, il santuario di Notre-Dame de La Salette.

Laffrey, il prato dell’incontro

Proseguendo il nostro itinerario della Route Napoléon raggiungiamo infine un luogo in cui si gioca tutto. La mattina del 7 marzo 1815, a una ventina di chilometri da Grenoble, un battaglione del 5° reggimento di linea sbarra la strada: Luigi XVIII l’ha mandato a fermare l’usurpatore. Napoleone avanza verso i fucili e, secondo la frase passata alla storia, si offre ai soldati: «S’il est un soldat qui veuille tuer son Empereur, me voici». Nessuno spara. I soldati rompono le righe e passano dalla sua parte, e quella che poteva essere la fine dell’avventura ne diventa il trampolino – non per niente Stendhal, grenoblese, indicò proprio questo luogo come quello in cui si decise la sorte dell’impresa.

La Prairie de la Rencontre, sito classificato dal 1931, si affaccia sul lago di Laffrey; al centro, la statua equestre in bronzo di Emmanuel Frémiet ha un passato movimentato quanto il suo soggetto: eretta a Grenoble nel 1868, smontata dopo la caduta del Secondo Impero, è stata ricollocata qui nel 1929 e inaugurata l’anno seguente.

Vizille e Grenoble, il traguardo

Il resto del 7 marzo fu una marcia trionfale. La colonna attraversò Vizille, dove il castello ospita oggi il Museo della Rivoluzione francese, immerso in un parco che porta il marchio di jardin remarquable – coincidenza curiosa, per un uomo che della Rivoluzione fu insieme figlio e liquidatore. La sera Napoleone entrò a Grenoble dalla Porte de Bonne, dove una lapide in pietra ricorda l’evento, e prese alloggio all’hôtel des Trois Dauphins. Per chiudere il viaggio come merita, prendete la funivia della Bastille, con le sue cabine sferiche sospese sull’Isère: dal forte, la città e le Alpi si dispongono come su un plastico.

La Route Napoléon in auto e in moto

Le cabine sferiche della funivia della Bastille sopra Grenoble
Le cabine sferiche della funivia della Bastille sopra Grenoble, traguardo della Route Napoléon — Shutterstock by saiko3p

L’itinerario della Route Napoléon è godibilissimo, ovviamente, anche in auto e moto. La strada è ad accesso libero e percorribile tutto l’anno, ma una regola vale la pena ricordarla, soprattutto in questa stagione. Dal 1° novembre al 31 marzo, nei comuni di montagna individuati dai prefetti, la Loi Montagne impone ai veicoli a quattro ruote di avere a bordo catene o calze da neve, oppure di montare quattro pneumatici invernali; appositi cartelli segnalano l’ingresso e l’uscita dalle zone interessate.

Per chi viaggia in moto, la stagione ideale resta quella fra la primavera e l’inizio dell’autunno, quando i tornanti dell’entroterra di Grasse e la salita al Col Bayard si affrontano senza sorprese. Quanto ai tempi, Napoleone impiegò una settimana; in auto la si percorre anche in una giornata, ma dividerla in due o tre tappe permette di fermarsi davvero. E se la Provenza vi ha preso la mano, i suoi borghi più belli in cinque giorni sono un buon modo per prolungare il viaggio.

Da Grenoble a Parigi, l’imperatore avrebbe impiegato altri tredici giorni. Ma quella – Waterloo compresa – è tutta un’altra strada.

Scritto da Morgana Fois

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Morgana Fois

Morgana Fois

Redattrice

Si occupa prevalentemente di Viaggi, Arte&Cultura e Food&Drink.

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