Botànica Domèstica, la mostra che intreccia piante, arte e memoria femminile
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Varcare la soglia del Museo Storico della Fanteria in Piazza di Santa Croce in Gerusalemme significa essere travolti da un'ondata di materia e colore. La mostra Renato Guttuso. Anima Mediterranea, curata da Vittorio Sgarbi insieme a Marina Giordano, raccoglie circa sessanta opere che ripercorrono oltre mezzo secolo di ricerca artistica del maestro di Bagheria.
Camminando tra gli ampi spazi espositivi, si percepisce subito come il percorso scelga di evitare la fredda scansione cronologica per organizzarsi attorno a cinque grandi nuclei tematici. Dalle collezioni private fino ai prestiti illustri come quello del MART di Rovereto, la pittura di Guttuso esplode in tutta la sua carnalità, testimoniando una tenace e incrollabile fiducia nella forza della figura umana e del racconto visivo.
La prima sezione della mostra di Guttuso a Roma in cui ci si imbatte è un'intensa galleria dedicata ai Volti, dove ritratti e autoritratti realizzati a partire dalla fine degli anni Trenta mostrano come l'artista rifiutasse la semplice riproduzione fotografica dei lineamenti. Davanti a queste tele si nota subito come la linea si fletta e il colore si accende per far emergere la psicologia, le tensioni e il carattere del modello.
Il momento di maggiore pathos si raggiunge di fronte al celebre Ritratto di Mimise con il cappello rosso del 1940. Osservando da vicino quest'opera dedicata alla moglie Mimì Dotti, si scopre un Guttuso inaspettato, capace di abbandonare per un attimo la veemenza delle piazze e della politica per rifugiarsi in una dimensione domestica, dove l'uso del rosso e della luce trasuda un affetto caldo e protettivo.

Proseguendo nella sezione dedicata alla Sicilia, il paesaggio cessa di essere un semplice sfondo geografico per diventare un vero e proprio linguaggio dell'anima. La terra natia di Guttuso non è mai rappresentata con nostalgia da cartolina, ma appare come una forza tellurica dove il sole, le rocce, il mare e la vegetazione riarsa convivono con la fatica dei contadini e dei pescatori.
Uno dei vertici assoluti della visita è la visione dello Studio per la Vucciria, un magnifico acquerello su carta intelata del 1974 affiancato dalla sua versione litografica. Trovarsi di fronte a questo capolavoro significa percepire la vertigine del celebre mercato palermitano: le carni, i pesci, la frutta e le figure umane sembrano quasi rovesciarsi fuori dalla superficie pittorica, aggredendo i sensi del visitatore con un'abbondanza carnale e vibrante.
La sezione intitolata Natura viva, nature morte offre una chiave di lettura illuminante su come l'artista considerasse le cose inanimate. Nelle sue composizioni, i cesti di frutta, le piante e gli utensili quotidiani non restano mai passivi, ma sembrano occupare lo spazio con la stessa energia drammatica dei corpi umani.
I contrasti netti tra i rossi, i gialli e i neri profondi creano una tensione continua, trasformando ogni interno in un racconto sospeso. Osservando questi dipinti si comprende appieno il senso dell'espressione "anima mediterranea": la materia viene restituita nella sua consistenza fisica, permettendo a chi guarda di percepire quasi la temperatura delle stoffe, la densità della polpa dei frutti e il sapore della terra.

Nella sezione Artista e società emerge con prepotenza il Guttuso politico e civile, l'intellettuale immerso nel proprio tempo che ha saputo raccontare le lotte operaie e la storia del Novecento italiano. La lezione del Cubismo e di Picasso, sapientemente integrata con l'Espressionismo europeo, si traduce in forme spigolose e composizioni serrate che danno voce alla protesta e al lavoro.
È affascinante notare come, accanto a immagini di intensa drammaticità storica e alle memorie dolorose come quelle legate a La notte di Gibellina, il percorso proponga opere più distese come I Calciatori del 1965. In questo dipinto la dinamica dei corpi in movimento mostra la capacità del maestro di catturare il gesto sportivo e la ritmicità della vita quotidiana con straordinaria freschezza.
L'ultima tappa del percorso espositivo è riservata al tema del Femminile, un motivo centrale in cui la corporeità della donna viene esplorata senza idealizzazioni accademiche. Attraverso nudi imponenti, pose complesse e sguardi intensi, Guttuso celebra il desiderio e la vita con una sensualità aperta e potente.
In queste sale si percepisce chiaramente anche il suo costante dialogo con i giganti del passato, da Ingres a George Grosz, fino all'amato Picasso. Tra disegni a chine dense, incisioni e grandi oli, la mostra al Museo della Fanteria si rivela un'esperienza totale: un'occasione preziosa per riscoprire un maestro che ha saputo trasformare la pittura in un atto di presenza fisica e civile nel cuore del suo tempo.
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