A Roma la mostra dedicata all'anima mediterranea di Guttuso
Al Museo Storico della Fanteria di Roma l'impegno civile, la potenza del colore e la passione per la figura umana nella grande retrospettiva curata da Vittorio Sgarbi e Marina Giordano

Mestre si conferma un punto di riferimento fondamentale per la fruizione dell'arte moderna e contemporanea, proseguendo una fortunata stagione espositiva promossa dalla Fondazione Musei Civici negli innovativi spazi del MUVEC.
Dopo il grande successo delle rassegne monografiche dedicate ai maestri dell'avanguardia europea come Klimt, Chagall, Matisse e Munch, dal 26 settembre 2026 al 14 febbraio 2027 va in scena un nuovo progetto di respiro internazionale che attinge al prezioso patrimonio della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro.
Al centro dell'indagine espositiva vi è una delle questioni più complesse e affascinanti del secolo scorso: la metamorfosi della figura umana e l'evoluzione della rappresentazione del corpo nell'arte del Novecento, inteso non più come semplice soggetto visivo, ma come cassa di risonanza delle inquietudini individuali e collettive.

Il percorso prende le mosse dalla Vienna di inizio Novecento, quel "laboratorio per la fine del mondo" dove la pittura ha incrociato la nascita della psicanalisi e della letteratura moderna. A fare da cardine al racconto è la celebre Giuditta II di Gustav Klimt, opera simbolo custodita a Ca' Pesaro, attorno alla quale si snoda un ricco dialogo tra dipinti, grafiche, sculture e scatti fotografici.
Se nelle figure di Klimt la fisicità si veste di una bellezza raffinata, erotica e profonda, la pittura di Egon Schiele e Oskar Kokoschka spoglia la figura umana da ogni idealizzazione. Negli uomini e nelle donne di Schiele la carne si fa scarnificata, contorta e quasi disumanizzata, traducendo in immagini l'impatto della teoria freudiana.
Kokoschka, con il suo tratto espressionista e vibrante, trasferisce sulla tela il senso di smarrimento e la tensione psicologica di una società giunta alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.
Attraversando le sale della mostra si nota come il tema del corpo sopravviva alla tragedia bellica, trasformandosi nuovamente durante gli anni Trenta. Il passaggio attraverso le esperienze del "ritorno all'ordine" riflette la ricerca di una nuova misura visiva, oscillando continuamente tra rigide censure istituzionali e improvvisi scatti di libertà poetica.
La figura umana ritrova qui una forma sospesa, lirica e a tratti metafisica, ben testimoniata dalle opere di maestri come Felice Casorati e Guido Cadorin. In questa fase intermedia del secolo, il corpo continua a farsi spazio d'indagine per analizzare il tempo, la memoria e il senso di assenza, preparando il terreno per le trasformazioni ancora più radicali che avrebbero caratterizzato le avanguardie dei decenni successivi.

La vera rivoluzione avviene con le esperienze artistiche degli anni Sessanta e Settanta, quando la lezione della Vienna fin de siècle viene recuperata per trasformare la fisicità da soggetto dell'opera a vero e proprio strumento espressivo. Dalle provocatorie Sculture viventi di Piero Manzoni alle iconiche Antropometrie di Yves Klein, fino all'Arte Concettuale e al Nouveau Réalisme, la pelle diventa una vera e propria tela su cui agire.
Nelle azioni e nelle performance di artiste cardine della Body Art come Ana Mendieta e Gina Pane, la carne e il sesso si fanno manifesto politico e di contestazione sociale. Come teorizzato dalla critica Lea Vergine, l'aggressività e la fragilità esibite in queste azioni nascono dal bisogno primario di essere amati e riconosciuti; un'indagine in cui la fisicità diventa il campo di battaglia definitivo dove si consuma la ricerca identitaria del mondo contemporaneo.
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