formaggi senza lattosio
Formaggi senza lattosio – Foto: Shutterstock/New Africa

Formaggi senza lattosio di natura: quali mangiare e come riconoscerli

I consigli per intolleranti al lattosio e allergici al latte, per non rinunciare ai piaceri della buona tavola

A cura di Letizia Rogolino

Articolo pubblicato il:

Formaggi senza lattosio? Ricevere una diagnosi di intolleranza al lattosio non significa necessariamente rinunciare al piacere della buona tavola e ai sapori della tradizione casearia. Esiste infatti una vasta gamma di eccellenze che, per loro natura o grazie a specifici processi di lavorazione, risultano perfettamente digeribili anche per chi deve eliminare questo zucchero dalla propria alimentazione.

Comprendere la differenza tra i vari prodotti e i meccanismi di produzione permette di arricchire la propria dieta in modo sicuro e senza inutili rinunce.

Differenza fra intolleranza al lattosio e allergia al latte

Prima di analizzare la mappa dei formaggi consumabili è indispensabile fare una fondamentale chiarezza clinica. L’intolleranza al lattosio è un disturbo che interessa l’apparato digerente e deriva dalla carenza o totale assenza dell’enzima lattasi. Quello necessario per scindere il lattosio (lo zucchero del latte) in glucosio e galattosio.

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L’allergia alle proteine del latte, al contrario, è una reazione del sistema immunitario che risponde in modo avverso a componenti proteiche come la caseina o le sieroproteine. Chi soffre di intolleranza può consumare prodotti delattosati o naturalmente privi di zucchero. Mentre chi presenta un’allergia alle proteine del latte deve escludere rigorosamente qualsiasi derivato lattiero-caseario, indipendentemente dalla presenza di lattosio.

Grana Padano
Grana Padano – Foto: Shutterstock/sunlight7

Il processo di fermentazione e la scomparsa naturale del lattosio

La scomparsa del lattosio nei formaggi non è il frutto di processi chimici artificiali, ma il risultato di un naturale fenomeno microbiologico e biochimico. Durante la caseificazione, la combinazione tra i fermenti lattici e il processo di maturazione o stagionatura porta i batteri a nutrirsi dello zucchero del latte, trasformandolo progressivamente in acido lattico.

Inoltre, la separazione del siero dalla cagliata nelle prime fasi di produzione elimina già una percentuale elevatissima di parte liquida in cui lo zucchero è disciolto. Ne consegue che più la maturazione è prolungata e la pasta è dura e concentrata, minore sarà il residuo finale di lattosio.

Formaggi senza lattosio: i grandi stagionati

Tra i formaggi con residuo di lattosio pressoché nullo spiccano le grandi DOP della tradizione italiana a lunga stagionatura, come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano e il Pecorino Romano. In questi prodotti, la stagionatura che varia solitamente dai 12 fino ai 24 o 36 mesi riduce lo zucchero a livelli inferiori allo 0,01%. Valore considerato la soglia di sicurezza per gli intolleranti.

Lo stesso principio vale per celebri formaggi a pasta dura o semidura europei e nazionali. Tra questi ci sono l’Emmentaler, il Groviera, la Fontina e l’Asiago stagionato, nei quali la naturale perdita di umidità e la maturazione garantiscono un’ottima tollerabilità gastrica.

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groviera
Groviera – Foto: Shutterstock/sunlight7

Formaggi senza lattosio a pasta molle

La lunga maturazione non è l’unico fattore determinante. Esistono infatti prodotti a pasta molle o semimolle che, grazie all’azione intensa dei batteri lattici durante la cagliata e la fermentazione, vantano un contenuto di lattosio trascurabile, spesso ben al di sotto dei limiti di rilevabilità analitica.

Tra questi si annoverano il Gorgonzola, il Taleggio, il Camembert, il Brie, il Caprino stagionato e la Toma. Per offrire una garanzia scientifica e trasparente ai consumatori, molti produttori sottopongono i propri formaggi a rigidi controlli per ottenere marchi di tutela. Tra questi, la certificazione “Lfree”, che identifica ufficialmente i prodotti con un residuo di lattosio inferiore a 0,01 g per 100 grammi.

Fontina
Fontina – Foto: Shutterstock/sunlight7

Consigli per una dieta bilanciata

Integrare i formaggi naturalmente privi di lattosio all’interno del proprio piano alimentare garantisce un apporto prezioso di calcio ad alta bioaccessibilità, proteine ad elevato valore biologico, fosforo e vitamine del gruppo B. È tuttavia consigliabile prestare attenzione alla propria sensibilità individuale, che può variare da persona a persona. E che può essere valutata accuratamente tramite il Breath Test al lattosio.

Nei casi in cui si desideri consumare un formaggio oun latticino che contiene quantità rilevanti di zucchero, è possibile ricorrere, dietro parere medico, a integratori alimentari a base di enzima lattasi. Da assumere poco prima del pasto per facilitare la digestione ed evitare fastidi addominali.

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Letizia Rogolino

Letizia Rogolino

Redattrice

Giornalista e copywriter, appassionata di cinema, serie TV e viaggi. Cinefila incallita e anima vagabonda, amo perdermi tra i road movie, il mare e le atmosfere degli anni '80. I dolci sono il mio comfort food, guidare mi rilassa, correre all’aria aperta mi rigenera. E quando posso, suono il banjo. Racconto storie, luoghi ed emozioni con la stessa curiosità con cui esploro il mondo.

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