La cucina gourmet alla portata di tutti
Ecco 4 location stellate dai prezzi competitivi

Chi più spende, meno spende, recita il proverbio. Nell'alta cucina, però, la regola vale solo fino a un certo punto. Accanto ai grandi nomi, dove il percorso degustazione arriva senza troppi complimenti a diverse centinaia di euro a persona, la Guida Michelin premia ogni anno anche trattorie di paese, osterie di famiglia e locali di provincia in cui una stella si può conquistare (dal lato del cliente, s'intende) con una cifra più vicina a quella di una cena in pizzeria con dolce e vino. La stessa Guida, nel suo ultimo aggiornamento, ne ha selezionati una ventina con percorsi sotto gli 80 euro e, in qualche caso, pranzi di lavoro intorno ai 30. Ecco i ristoranti stellati meno cari d'Italia, da Nord a Sud, con i menu più convenienti e qualche piatto da non perdere.

I prezzi più bassi, come spesso accade, si trovano a mezzogiorno. All'Osteria degli Assonica di Sorisole, sulle colline sopra Bergamo, i fratelli Alex e Vittorio Manzoni propongono a pranzo, nei giorni feriali, due portate a 30 euro e tre a 40; il menu vegetariano parte addirittura da 25. In carta, piatti dai sapori complessi come i porri al cartoccio con bottarga di trota. A Torino, da Vintage 1997, la colazione di lavoro dal lunedì al venerdì costa 30 euro per due portate e dessert: tajarin al ragù di vitello, sapori piemontesi e qualche incursione nel Mediterraneo. Una cifra da bar del centro.
A Pinerolo, ai piedi delle valli olimpiche, Christian Milone rilegge la tradizione piemontese con occhio contemporaneo. Il venerdì il suo Zappatori propone una colazione di lavoro a 35 euro, con snack, due piatti scelti dal menu dedicato al 1975 – vitello tonnato cotto rosa, plin in brodo con bollito e funghi – piccola pasticceria e caffè. Ancora più a sud, in Irpinia, il pranzo di lavoro di Oasis – Sapori Antichi, a Vallesaccarda, costa 40 euro per primo, secondo e dessert, il lunedì, il martedì e il venerdì. Qui Michelina Fischetti e Serena Falco lavorano materie prime biologiche del territorio: ravioli di burrata ed erbette con tartufo irpino, caciocavallo arrostito con mosto cotto. Difficile chiedere di più a una sosta di metà giornata.

Nessuna sala minimalista, a Savigno, sull'Appennino bolognese. La Trattoria da Amerigo di Alberto Bettini è una trattoria vera, con i tortellini in brodo di gallina vecchia, le lasagne ai funghi e le tigelle servite con il gelato di parmigiano (provare per credere). Il menu delle Premiate Trattorie Italiane, quattro portate, costa 55 euro. Poco più a nord, a Rubiera, l'Osteria del Viandante di Jacopo Malpeli propone dal lunedì al venerdì un business lunch di tre portate a 60 euro, con la culatta affinata oltre trenta mesi a fare gli onori di casa.

Sui Monti Sibillini, dove la leggenda colloca la grotta della Sibilla Appenninica e la sua corte di fate, Enrico Mazzaroni guida Il Tiglio di Montemonaco. Il menu Il Ritorno, sette portate, costa 68 euro: tagliatelle con fricassea e ragù di faraona, agnello arrosto, melanzane alla parmigiana con mousse gelata. In Valchiavenna, a nord del Lago di Como, alla Lanterna Verde di Villa di Chiavenna, Roberto Tonola dedica un intero percorso alla trota, a 70 euro, servito a pranzo e a cena tutti i giorni. Chi ha meno di trent'anni, invece, ha un buon motivo per fermarsi a Ponte San Pietro, nella Bergamasca: da Cucina Cereda la degustazione di cinque portate, che costa normalmente 75 euro, scende a 40 per gli under 30.
A Eboli, nella Piana del Sele, Il Papavero di Fabio Pesticcio offre un percorso di cinque portate a 60 euro, a pranzo e a cena tutti i giorni, con piatti come la triglia con pomodoro cuore di bue, pesca e lavanda; i dolci portano la firma di Benedetta Somma. Ad Ariano Irpino, il Maeba di Salvatore Ciccarelli costruisce un percorso essenziale di quattro portate a 75 euro, con la minestra maritata tra i piatti simbolo. Due indirizzi distanti dai circuiti più battuti, e per questo ancora più interessanti.
I prezzi indicati sono quelli segnalati dalla Guida Michelin nel suo ultimo aggiornamento e possono cambiare con la stagione; anche le stelle, del resto, vengono rimesse in gioco a ogni nuova edizione. Prima di partire alla volta di questi gustosi ristoranti stellati tra i meno cari d'Italia, conviene sempre controllare menu, giorni di apertura e condizioni sul sito di ogni indirizzo (alcune formule, come quella di Vintage 1997, richiedono la prenotazione e un minimo di due persone). Per chi vuole spingersi oltre, invece, ecco un weekend nelle Langhe tra tavole e cantine.
Una stella, a volte, costa meno di quanto si pensi. Il difficile, semmai, è trovare posto.
Scritto da Morgana Fois
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