Per molti italiani Lubiana è stata a lungo poco più di un cartello autostradale: quello che si incrocia d’agosto sulla strada per l’Istria e la Dalmazia, con i bambini che chiedono quanto manca e nessuna voglia di mettere la freccia. Un peccato, non c’è che dire, perché dietro quel cartello c’è una capitale che si attraversa a piedi in una giornata e che ha una particolarità piuttosto rara: buona parte di ciò che si vede l’ha immaginata un uomo solo. Si chiamava Jože Plečnik, era un architetto che aveva lavorato a Vienna e a Praga e che, tornato nella sua città, la ridisegnò ponte dopo ponte e piazza dopo piazza, al punto che dal 2021 le sue opere a Lubiana sono patrimonio UNESCO. È lui il filo da seguire per capire cosa vedere a Lubiana in un giorno, magari d’autunno o d’inverno, quando la luce se ne va presto e conviene sapere in anticipo che cosa si troverà aperto. Ma procediamo per gradi.
Prima della mappa, il calendario
Il dettaglio che cambia la giornata, infatti, non sta sulle mappe: sta sul calendario. La domenica e nei giorni festivi il Mercato Centrale e la Biblioteca Nazionale e Universitaria sono chiusi, il che vuol dire che due delle tappe più plečnikiane – perdonate il termine – si possono guardare soltanto da fuori. Il giorno giusto cade quindi fra lunedì e venerdì, quando le bancarelle all’aperto del mercato lavorano dalle 6 alle 16, quelle sotto le arcate dalle 7:00 alle 16:00 e la biblioteca si visita gratis dalle 10 alle 19. Il sabato è un compromesso accettabile, con un paio di asterischi: il mercato coperto chiude alle 14:00 e la biblioteca apre ai visitatori solo il pomeriggio, dalle 14:30 alle 18:00, con un biglietto da 5 euro. Il castello, invece, non conosce riposo e da novembre a marzo accoglie i visitatori tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00, mentre la funicolare corre dalle 9:00 alle 19:00. Orari e prezzi, per inciso, sono quelli che i gestori pubblicavano a inizio novembre.
Cosa vedere a Lubiana in un giorno: tre ponti e una musa
Si parte da Prešernov trg, la piazza che fa da salotto alla città. Al centro c’è il monumento a France Prešeren, il poeta nazionale sloveno, inaugurato nel 1905 davanti a più di ventimila persone: lo firmò lo scultore Ivan Zajec, che sopra la testa del poeta sistemò una musa seminuda destinata a far storcere il naso a parecchi benpensanti, a cominciare dal vescovo di Lubiana. Prešeren, però, ha lo sguardo rivolto altrove, verso un palazzo sull’altro lato della piazza dove, sulla facciata, compare il busto di Julija Primic, la donna a cui dedicò i suoi versi d’amore senza mai esserne ricambiato. In altre parole: una delusione sentimentale diventata arredo urbano.
Pochi passi e si è sul Ponte Triplo, la prima firma di Plečnik che si incontra. Il ponte centrale in pietra esisteva già dal 1842; lui, fra il 1931 e il 1932, gli affiancò due passerelle pedonali leggermente divergenti, risolvendo un problema di traffico e regalando alla Slovenia una delle sue immagini più fotografate. Sull’altra sponda si allunga il Mercato Centrale, costruito fra il 1940 e il 1942 su suo progetto: un lungo colonnato che asseconda la curva della Ljubljanica e sotto il quale i lubianesi fanno la spesa da più di ottant’anni. Nei piani dell’architetto c’era anche un ponte coperto a metà del mercato, rimasto sulla carta fino al 2010, quando è stato aperto, con un disegno nuovo, il Ponte dei Macellai.
Draghi, funicolare e castello di Lubiana
In fondo al mercato c’è il Ponte dei Draghi, che con Plečnik non c’entra nulla ed è tutta un’altra storia. Costruito fra il 1900 e il 1901 in pieno Art Nouveau, fu il primo ponte in cemento armato della città, scelto – prosaicamente – perché costava molto meno della pietra. I quattro draghi che lo sorvegliano sono il simbolo di Lubiana, che il drago lo ha anche nello stemma, e la leggenda locale vuole che a sconfiggerne uno nelle paludi dei dintorni sia stato nientemeno che Giasone, di passaggio con gli Argonauti. Niente a che vedere, comunque, con quelli del Trono di Spade: questi hanno un’aria più sorniona che minacciosa.

Tornati verso Krekov trg, proprio di fronte al mercato, si prende la funicolare, in servizio dal 2006, che in una sessantina di secondi porta in cima al colle. L’andata e ritorno costa 6 euro (3,30 la sola salita), mentre il biglietto del castello, 15 euro, sale a 19 con la funicolare compresa e include la torre panoramica, la mostra sulla storia slovena e il museo delle marionette. Si può anche salire a piedi, certo; d’inverno, con il fiato che si condensa davanti alla bocca, la funicolare ha però argomenti piuttosto convincenti.

Cosa vedere a Lubiana in un giorno: la fontana che non è quella
Al ritorno conviene scendere a piedi verso Stari trg e da lì a Mestni trg, la piazza del Municipio, cuore della città medievale fin dal XII secolo e poi rivestita di palazzi barocchi. Davanti al Municipio c’è la Fontana di Robba, detta anche dei tre fiumi della Carniola, scolpita da Francesco Robba e inaugurata nel 1751 con un debito dichiarato verso Roma: l’idea di partenza era la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, anche se il risultato somiglia di più a quella del Pantheon. Quella che si vede oggi, però, è una copia: l’originale, restaurato, dal 2008 è al riparo nella Galleria Nazionale. Un dettaglio che non toglie nulla alla piazza, ma che è bene conoscere prima di commuoversi davanti al marmo sbagliato.
Mattoni, pietra e silenzio
Da lì ci si sposta verso Novi trg e via Vegova, dove sorge quella che molti considerano la creazione più riuscita di Plečnik: la Biblioteca Nazionale e Universitaria, la NUK per i lubianesi, che si trasferì nell’edificio nel 1941. Basta la facciata a raccontare il personaggio, con i mattoni e i blocchi di pietra mescolati in un patchwork che sembra casuale e non lo è affatto. Nei giorni feriali si visitano lo scalone colonnato, l’atrio e la mostra del momento, a patto di lasciare il telefono in tasca: fotografare gli ambienti (e chi ci sta studiando, ça va sans dire) non è consentito.
Si torna quindi al fiume e al Ponte dei Calzolai, che prende il nome dalle botteghe dei ciabattini che un tempo lo occupavano e che nel 1931 Plečnik trasformò, con le sue colonne, in qualcosa di più simile a una piazza sull’acqua che a un attraversamento. L’ultima tappa è Kongresni trg, che deve il nome al congresso della Santa Alleanza del 1821 e su cui si affacciano la Filarmonica slovena, fondata nel 1701 e fra le più antiche al mondo, e il parco Zvezda, che rientra anch’esso fra le opere di Plečnik riconosciute dall’UNESCO.
Cosa vedere a Lubiana in un giorno: a fine giornata, Tivoli oppure Metelkova
Chi a quel punto ha ancora gambe e un po’ di luce deve scegliere, perché le due estensioni naturali del percorso stanno in direzioni opposte. Da una parte c’è il Parco Tivoli, il grande polmone verde ai piedi del colle Rožnik, attraversato dalla passeggiata Jakopič che Plečnik disegnò negli anni Trenta e che oggi fa da galleria fotografica all’aperto. Dall’altra c’è Metelkova, un’ex caserma occupata nel 1993 e diventata uno dei centri di creatività alternativa più noti d’Europa, con locali che all’ora del tramonto cominciano appena a svegliarsi. Due Lubiane diverse, entrambe autentiche; ma pensare di farle stare nella stessa sera è ottimista, a voler essere generosi.
Lubiana a Natale, fra luci e bancarelle
Per chi parte fra fine novembre e gennaio c’è poi un argomento in più. Le luminarie si accendono il 27 novembre 2026 alle 17 in piazza Prešeren, lo stesso giorno in cui apre il mercatino dell’Avvento, che fino al 3 gennaio 2027 occupa il lungofiume, piazza Prešeren e Kongresni trg e al castello prosegue fino al 6 gennaio; il Dicembre festivo, nel suo insieme, si chiude il 14 gennaio. Il percorso resta lo stesso, cambia la luce: i ponti di Plečnik illuminati e il vin brulé al posto del caffè. Per chi vuole mettere in fila più di una città, abbiamo raccolto i nostri mercatini di Natale preferiti in Europa.
In fondo, la lezione di Lubiana è che una capitale si può attraversare in un giorno senza correre, purché si scelga il giorno giusto e si accetti di lasciare qualcosa per la volta successiva. E se dopo ore di selciato l’idea di un’acqua calda in cui immergersi suona irresistibile, ci sono sempre le città termali europee da visitare in autunno. Quindi sì, il cartello sull’autostrada resterà lì dov’è. Ma la prossima volta, forse, vale la pena mettere la freccia.
Scritto da Anna Furlan
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