Trenino del Bernina in inverno lungo il Lago Bianco innevato
Il trenino rosso del Bernina lungo il Lago Bianco innevato — Shutterstock by RauL C7

Trenino del Bernina in inverno: le tappe e come prenotare

Un binario senza cremagliera che sale oltre i 2000 metri, un viadotto che gira su se stesso e due ristoranti in quota: quello che conviene sapere prima di salire a bordo

A cura di Anna Furlan

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Che il trenino rosso del Bernina sia, per molti italiani, una specie di Polar Express con il passaporto in tasca è un dato di fatto. Che per la Ferrovia Retica, la compagnia che lo fa circolare, «trenino rosso» non sia il nome di nessun treno in particolare è invece una cosa che sanno in pochi. Sulla linea che da Tirano sale al passo del Bernina e poi scende verso St. Moritz – 61 chilometri, 13 gallerie e 52 fra viadotti e ponti, patrimonio UNESCO dal 2008 – di treni rossi ne corrono infatti due: il regionale, con l’orario cadenzato di una qualunque linea di provincia (si fa per dire), e il Bernina Express, quello con la scritta bianca sulla fiancata e i finestrini che salgono fino al tetto.

Nel linguaggio comune i due nomi finiscono per sovrapporsi, e capita perfino che qualche biglietto venduto da terzi chiami Express quello che Express non è. Il che sarebbe un dettaglio da filologi, se non fosse che proprio con il trenino del Bernina in inverno – fra dicembre e marzo, con la neve sui binari e i laghi gelati – la scelta fra l’uno e l’altro cambia parecchio la giornata. Ma procediamo per gradi.

Regionale o Express: stesso binario, due modi di guardare la neve

La distinzione, a ben vedere, è meno tecnica di quanto sembri. Il regionale ha carrozze normali, prima e seconda classe e soprattutto finestrini che si possono abbassare; passa a intervalli regolari durante tutta la giornata e per salirci basta il biglietto. Il Bernina Express viaggia invece con carrozze panoramiche, circola solo su alcune corse e chiede, oltre al biglietto, una prenotazione del posto obbligatoria e a pagamento; chi vuole esagerare ha a disposizione anche la Pullman Class, vetture in stile anni Trenta con servizio al posto e appena 32 passeggeri per corsa. Da Tirano, poi, l’Express non si ferma in Engadina ma prosegue lungo la linea dell’Albula fino a Coira, mentre il regionale chiude il suo giro a St. Moritz.

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Il punto, d’inverno, è tutto qui: chi vuole fotografare la neve senza il riflesso del vetro ha bisogno di un finestrino che si apra – a patto di accettare che a duemila metri, a gennaio, definire frizzante l’aria sia un eufemismo – e chi vuole scendere a metà strada per pranzare in quota ha bisogno di un treno che ripassi dopo un’ora o due, cosa che il regionale fa e l’Express no. Chi invece preferisce restare seduto al caldo, con il cielo sopra la testa e il paesaggio che scorre, troverà nella vettura panoramica quello che cerca. In due parole: il regionale è il treno di chi si ferma, l’Express quello di chi guarda.

Si parte da Tirano (e a Tirano ci si arriva in treno)

Il viaggio d’inverno a bordo del trenino del Bernina comincia in Valtellina, a Tirano, che da Milano si raggiunge senza bisogno dell’auto: i treni Trenord da Milano Centrale sono quindici al giorno, diretti, e impiegano circa due ore e mezza, lungo il lago di Como e poi su per la valle dell’Adda. La stazione italiana e quella della Ferrovia Retica stanno l’una accanto all’altra, il che riduce il cambio a una manciata di passi. Da qui il trenino comincia a salire – senza cremagliera, per intenderci, con la sola aderenza delle ruote su pendenze che arrivano al 7% – attraverso la Valposchiavo, la valle svizzera di lingua italiana che si incontra subito dopo il confine.

Brusio, il viadotto che si morde la coda

Il viadotto elicoidale di Brusio sulla linea del Bernina
Il viadotto elicoidale di Brusio, sulla linea del Bernina — Shutterstock by Narongsak Nagadhana

La prima immagine che resta in testa arriva presto, poco sopra il fondovalle. A Brusio la linea, per guadagnare quota in uno spazio troppo stretto, disegna un cerchio completo su un viadotto di pietra e passa sotto se stessa: una soluzione da ingegneri d’inizio Novecento che, vista dal finestrino, ricorda piuttosto una pista Polistil montata sul tappeto del soggiorno. Dal treno la curva si avverte più di quanto si veda, ed è il motivo per cui vale la pena scendere. Il viadotto elicoidale di Brusio si gira a piedi con un anello di 1,9 chilometri che parte dalla stazione e ci torna in circa 35 minuti, attraversando il paese e costeggiando i binari fino ai crotti; il dislivello è minimo e la quota, poco sopra i 700 metri, è la più bassa di tutta la gita.

Alp Grüm e Ospizio Bernina, la pausa a 2000 metri

Il trenino del Bernina fermo ad Alp Grüm tra la neve
Il trenino del Bernina alla fermata di Alp Grüm, a 2.091 metri — Shutterstock by nininika

Superata Poschiavo, il trenino del Bernina affronta la parte più ripida e, fra tornanti e gallerie, sbuca ad Alp Grüm, a 2.091 metri, una stazione che è, soprattutto in inverno, un balcone sul ghiacciaio del Palü e sulla valle appena risalita. Il ristorante-albergo accanto ai binari riapre per l’inverno il 12 dicembre 2026 e resta aperto tutti i giorni fino al 28 marzo 2027 (dal 9 novembre all’11 dicembre è chiuso, e chi pensasse di anticipare la gita a fine novembre troverebbe le porte sbarrate); in tavola pizzoccheri, capuns e salsicce fatte in casa, che a quella quota diventano un argomento piuttosto convincente.

Qualche chilometro più su c’è Ospizio Bernina, a 2.253 metri, la stazione più alta dell’intera Ferrovia Retica, affacciata sul Lago Bianco che d’inverno è bianco anche di fatto. L’edificio risale al 1910, l’anno in cui la linea arrivò fino a Poschiavo, ed è firmato da Nicolaus Hartmann, lo stesso architetto della stazione di Alp Grüm; il buffet segue lo stesso calendario, dal 12 dicembre al 28 marzo. Fra le due soste, d’inverno, il collegamento lo fa il treno: scendere a una, ripartire con il regionale successivo e fermarsi all’altra è il modo più semplice di vederle entrambe.

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St. Moritz, capolinea con una certa allure

St. Moritz in inverno, capolinea svizzero del trenino del Bernina
St. Moritz in inverno, capolinea del regionale del Bernina — Shutterstock by EricLiu08

Dopo il passo la linea scende verso Pontresina e l’Engadina, fino a St. Moritz, capolinea svizzero del regionale e località che non ha bisogno di presentazioni – basti pensare alle due Olimpiadi invernali ospitate nel Novecento. Arrivarci significa aver attraversato, in poco meno di due ore e mezza da Tirano, un dislivello di oltre 1.300 metri, dai vigneti della Valtellina ai larici innevati. Per molti la gita finisce qui, con un giro in centro e il treno del pomeriggio per tornare giù.

Prima di partire: quando andare, come vestirsi, come prenotare

Il periodo migliore, per chi vuole il trenino del Bernina in inverno con la neve e le soste in quota aperte, va da metà dicembre a fine marzo. Con una riserva che riguarda le feste: lo scorso inverno, fra il 26 dicembre e il 5 gennaio, la Ferrovia Retica ha dovuto regolare gli accessi ai treni nelle stazioni di Tirano e St. Moritz, con ingressi separati per chi aveva il posto prenotato e per chi no, e ha aggiunto 600 posti per direzione. Le ore di punta, per esperienza, sono la mattina in salita verso St. Moritz e il pomeriggio in discesa verso Tirano: chi può scegliere farà bene a spostare la partenza o il giorno.

Da qui il consiglio più utile, che vale per tutto l’inverno: prenotare il posto. Sul regionale la prenotazione è facoltativa, costa 5 franchi a persona fra St. Moritz e Tirano e la stessa compagnia la raccomanda con decisione, vista la domanda. Sul Bernina Express è obbligatoria e si aggiunge al biglietto, e la differenza fra i due treni la Ferrovia Retica la spiega nel dettaglio sul proprio sito, dove si compra tutto. Quanto ai tempi, da Milano andata e ritorno in giornata fanno quasi dieci ore di treno. Si può fare, ma chi ha la possibilità di dormire in Valtellina o in Engadina si gode il viaggio con meno ansia da coincidenza.

Infine, i vestiti. Le carrozze sono riscaldate, le stazioni in quota no. A Ospizio Bernina l’aria è quella di un passo alpino in pieno inverno, e il riverbero della neve sul lago rende gli occhiali da sole meno superflui di quanto sembri. Conviene vestirsi a strati, da togliere a bordo e rimettere sulla banchina, con scarpe dalla suola che tenga sulla neve battuta, guanti e berretto; e, trattandosi di un viaggio che passa il confine, un documento valido per l’espatrio.

In fondo, il bello del trenino del Bernina d’inverno è che non promette di arrivare in fretta da nessuna parte: sale piano, gira su se stesso, si ferma dove la neve è più alta e poi riscende. Chi vuole allungare la gita in un fine settimana trova qualche idea su cosa fare in Valtellina; il resto lo fa il finestrino, aperto o chiuso che sia.

Scritto da Anna Furlan

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Anna Furlan

Anna Furlan

Redattrice

Si occupa prevalentemente di Arte&Cultura, Eventi e Food&Drink.

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