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I rifugi aperti in autunno si trovano su tre elenchi ufficiali, quelli della SAT, del Parco naturale Alpi Marittime e delle sezioni del CAI, ma la data che vale è quella che il gestore conferma al telefono. Il regolamento del Club Alpino Italiano gli permette infatti di riaprire su richiesta anche quando il rifugio risulta chiuso, con il consenso della sezione proprietaria.
Lo prevede l'articolo 14 del Regolamento generale dei rifugi del CAI, che nei periodi di chiusura consente a gestori e custodi di riaprire a richiesta di singoli alpinisti o di gruppi, sotto la propria responsabilità, mentre l'articolo 4 stabilisce che negli stessi periodi il locale invernale resti agibile e sempre aperto, dotato per il pernottamento e il ricovero di emergenza. Fra quelle due righe passa la differenza che decide un fine settimana: una cucina accesa dopo una telefonata, oppure un tavolato, nessun servizio e la cena nello zaino.

Il punto di partenza non è un bollettino meteo ma un testo normativo. L'articolo 4 del Regolamento generale stabilisce che tutti i rifugi si intendono normalmente custoditi durante i previsti periodi stagionali di apertura, e che fuori da quei periodi i locali invernali restano agibili e sempre aperti. L'articolo 11 affida alla Sezione proprietaria il compito di fissare il periodo di apertura stagionale: la data di chiusura non è quindi una convenzione nazionale, è una decisione presa rifugio per rifugio, e cambia di anno in anno.
C'è poi una categoria che sfugge al calendario. Sempre l'articolo 4 precisa che bivacchi fissi e punti di appoggio si intendono sempre aperti, e l'articolo 1 descrive i rifugi incustoditi come accessibili a tutti, ritirando le chiavi a valle secondo le modalità stabilite dalla Sezione. Chi a ottobre cerca rifugi aperti in autunno e trova soltanto porte chiuse molto spesso sta guardando l'elenco sbagliato: sopra i duemila metri, in questa stagione, la rete utilizzabile è fatta più di ricoveri che di cucine. Vale anche per la scelta dell'itinerario, che a stagione finita cambia di difficoltà: utile sapere prima come il CAI classifica i sentieri.
L'ultima riga da ricordare è ancora dell'articolo 14, che impone di affiggere obbligatoriamente il tariffario in ogni rifugio. È la ragione per cui un prezzo trovato su un aggregatore non fa testo: il documento che vale è quello appeso alla parete.
È l'equivoco più diffuso, e conviene chiarirlo perché da lì nascono le serate difficili. Il locale invernale, nella definizione dell'articolo 1, è un locale con accesso indipendente destinato al pernottamento durante i periodi di chiusura: una stanza spartana che si apre dall'esterno, senza passare dal rifugio. Un elenco di rifugi aperti in autunno e l'elenco dei locali invernali sono due cose diverse, e vanno lette insieme.
La sezione CAI di Belluno lo scrive nel modo più chiaro: fuori stagione ogni rifugio dispone di un ricovero di fortuna sempre aperto e accessibile dall'esterno, anche con forti nevicate. Nelle sue schede i numeri sono piccoli, dodici posti al Tissi e sei al Bianchet, e il servizio è nessuno: né gestore, né acqua garantita, né pasti. Chi ci conta sale con sacco a pelo, cibo e fornello, esattamente come per un bivacco. Ed è anche la ragione per cui, a stagione chiusa, un imprevisto costa più caro: dal 2026 il soccorso in montagna è diventato a pagamento in diverse regioni.

I rifugi aperti in autunno, nei fatti, si contano a partire da tre elenchi pubblici che gli enti aggiornano da sé: quello della SAT per il Trentino e i gruppi dolomitici, quello del Parco naturale Alpi Marittime per le valli cuneesi, quelli delle singole sezioni CAI per i propri rifugi.
Sul fronte dolomitico va però fatta una distinzione che gli elenchi di terze parti saltano. La pagina della SAT, aggiornata il 12 agosto 2026, per i propri rifugi rimanda ai post dei gestori: per l'Altissimo «Damiano Chiesa» quello del 21 settembre, che lo dà aperto nei fine settimana di bel tempo fino al 1° novembre. Le date degli altri rifugi del Catinaccio, invece, arrivano da un riepilogo pubblicato su Instagram il 28 settembre che la stessa pagina riporta senza firmarlo: è lì che si leggono il Tschafon aperto fino all'8 novembre, il Gardeccia nei fine settimana fino al 2 novembre e l'Alpe di Tires fino al 18 ottobre, con ultimo pernottamento il 17. È una differenza che conta, perché cambia chi risponde di quel dato.
Nelle Marittime, dove l'elenco del Parco porta la data di ultimo aggiornamento del 24 settembre, il Don Barbera resta aperto tutti i giorni fino al 20 ottobre, e Pian delle Gorre, a quota mille, è operativo tutti i giorni per tutto il mese. Il Garelli, chiusa all'inizio di ottobre la finestra di apertura continuativa, nei fine settimana successivi apre solo su prenotazione, e il Remondino, a 2.430 metri, è indicato in servizio per i due weekend dopo la chiusura continuativa, meteo permettendo: due parole che in quota pesano più di una data.
Nel Bellunese la sezione del CAI tiene il Bianchet aperto ogni fine settimana di ottobre, con la possibilità di un infrasettimanale previo accordo con il gestore, e indica il Settimo Alpini in servizio da maggio a ottobre.
Messi in fila, i tre elenchi disegnano un calendario a due velocità: una prima ondata di chiusure si esaurisce nella settimana fra il 4 e l'11 ottobre, un secondo gruppo tiene fino al 1°-8 novembre, e in mezzo restano in servizio quasi soltanto le strutture sotto i duemila metri o raggiungibili da una carrozzabile. È un conto nostro, fatto incrociando le tre fonti, non un dato pubblicato da nessuna delle tre.
L'articolo 12 del Regolamento fissa due limiti che in autunno pesano più che a luglio. Il primo: le prenotazioni non possono complessivamente coprire l'intera capacità ricettiva del rifugio, quindi una quota di posti resta sempre per chi arriva senza avvisare. Il secondo: la prenotazione accettata vale sino alle ore 18, dopo le quali i posti seguono l'ordine di arrivo. Chi conta su una cuccetta e prevede di arrivare al tramonto, che a ottobre cade presto, ha un problema da risolvere al telefono e non sul sentiero.
La caparra, aggiunge lo stesso articolo, è una facoltà del gestore e non un obbligo: può chiederla o non chiederla, e le singole Sezioni possono stabilire modalità proprie di prenotazione. Il Parco Alpi Marittime lo traduce in pratica così: la prenotazione è necessaria per il pernottamento, mentre per i pasti conviene una verifica telefonica.

La prima è la più banale e quasi nessuno la fa: non «siete aperti a ottobre» ma «siete aperti sabato 17». La seconda riguarda una distinzione che le fonti ufficiali tengono separata e gli elenchi di terze parti appiattiscono, perché un elenco di rifugi aperti in autunno quasi mai la riporta: la data di chiusura e la data dell'ultimo pernottamento non coincidono. Il riepilogo del Catinaccio riportato dalla SAT, per esempio, dà l'Alpe di Tires aperto fino al 18 ottobre ma con ultimo pernottamento il 17, e per il Gardeccia indicava la chiusura della stagione continuativa al 4 ottobre con l'ultimo pernottamento già il 30 settembre. Chi legge solo la prima data parte convinto di dormire e trova una struttura che serve il pranzo e ha già chiuso le camere.
Resta la terza domanda, quella del piano B, che nessun elenco di rifugi aperti in autunno può risolvere al posto di chi parte: se il rifugio è chiuso, dov'è l'ingresso del locale invernale e quanti posti ha. Il gestore lo sa. L'elenco online, quasi mai.
Si parte dall'elenco dell'ente che lo pubblica — la SAT per il Trentino, il Parco Alpi Marittime per le valli cuneesi, la sezione CAI proprietaria — e si chiude con una telefonata al gestore sulla data esatta. Le aperture in quota dipendono dal meteo: un elenco corretto una settimana prima può non valere il sabato dopo.
Sì, è la regola. L'articolo 4 del Regolamento generale dei rifugi del CAI prevede che nei periodi di chiusura i locali invernali restino agibili e sempre aperti, con accesso indipendente, dotati per il pernottamento e il ricovero di emergenza. Non offrono però alcun servizio: servono sacco a pelo, cibo e fornello, come in un bivacco.
Servono sacco a pelo, cibo e fornello, perché non c'è nessun servizio e l'acqua non è garantita. L'ingresso è indipendente da quello del rifugio e non sempre è segnalato: la sezione CAI di Belluno indica dodici posti al Tissi e sei al Bianchet, e il modo più rapido di sapere dov'è la porta è chiederlo al gestore o alla Sezione.
Può non essere accettata, e in ogni caso non copre tutti i posti: l'articolo 12 vieta che le prenotazioni coprano l'intera capacità ricettiva e le dichiara valide sino alle ore 18. Dopo quell'ora i posti rimasti vanno in ordine di arrivo, anche a chi aveva prenotato e si presenta più tardi.
A ottobre il confine fra una gita e un errore sta in una telefonata di due minuti. Le giornate si accorciano, i gestori scendono a valle con la prima nevicata, i rifugi aperti in autunno si riducono di settimana in settimana e la porta che resta aperta è quasi sempre quella del locale invernale: fredda, spartana e, se qualcuno l'ha controllata prima di partire, sufficiente. Chi vuole allungare la stagione più a sud ha un'alternativa a quota bassa negli itinerari di trekking sulle Alpi Apuane.
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